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ANATHEMA: AN ILIAD OF WOES

data

28/02/2004
68


Genere: death/doom
Etichetta: demo autoprodotto
Anno: 1990

E' un vero onore, oltre che un incommensurabile piacere, avere la possibilità di parlare di questo demo, che ha dato i natali ad uno dei gruppi inglesi più influenti della musica metal (nonché uno dei miei preferiti) degli anni '90, gli Anathema. Come di solito faccio io quando mi trovo a parlare del debutto di una grande band, prima un po' di storia. Per tutti coloro che conoscono gli Anathema solo dalle ultimissime produzioni, le Pink Floyd-iane 'A Fine Day To Exit', oppure già dal loro periodo d'oro "atmosferico", più o meno corrispondente alla metà degli anni '90, con albums come 'The Silent Enigma' (1995) e il successivo 'Eternity' (1996), posso rivelare che gli Anathema hanno avuto tutt'altro background sia culturale, che ovviamente musicale. Agli inizi del 1990 nacquero i Pagan Angel nella città di Liverpool (UK) e la line-up era la seguente: i tre fratelli Cavanagh (Daniel e Vincent alle chitarre e Jamie al basso), Darren White alla voce e il giovanissimo John Douglas alla batteria. A quell'epoca in Inghilterra per quanto riguarda il metal estremo, oltre all'autoctono grindcore (che stava perdendo la sua forma più pura per le contaminazioni varie) e al death metal dei vari Bolt Thrower, Cancer e Benediction, si stava sviluppando il "nuovo" Doom: proprio in quell'anno usciva il debut dei Paradise Lost, oltre ai demos di Cathedral e My Dying Bride. Nel Novembre di quell'anno i Pagan Angel registrarono quattro tracce su insistenza di un loro amico, e subito dopo cambiarono il nome del gruppo nel più gotico Anathema. Seppur con una registrazione alquanto scarsa (ricordiamo che fu registrato ovviamente su nastro) e una cover che può essere ammirata nel box qui sopra per la sua raffinatezza artistica (...), la musica al suo interno sopperiva alle lacune poc'anzi denunciate. Le influenze del gruppo erano gli Slayer, Bolt Thrower, Black Sabbath, Iron Maiden e Paradise Lost, e tutto ciò sfornò un sound cupo, aggressivo, con l'eccellentissimo e gutturalissimo growl di Darren White a farla da padrone. Quella volta questo sound fu tranquillamente etichettato come death metal, anche se era evidente che sebbene i riff di chitarra, le tematiche e il timbro vocale del cantante tradissero una certa influenza death metal, i tempi a volte rallentavano paurosamente, quasi come a voler "strozzare" il povero ascoltatore, soffocandolo in ritmi e tempi claustrofobici. E così si arrivò alla definizione death/doom, ossia Doom metal classico sullo stile Candlemass (tanto per capirci subito) infarcito con fraseggi e tematiche prese in prestito dal Death metal. E' vero che le composizioni di questo 'An Iliad Of Woes', a parte una ("Memento Mori", che guarda caso è quella più Doom del lotto) furono abbandonate a sé stesse e non furono più recuperate in futuro, ma è innegabile che se una casa dura molto nel tempo e si mantiene bene, merito è soprattutto delle sue fondamenta...

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