PORT NOIR: The Dark We Keep
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02/05/2026Se avete voglia di provare violenza e dolcezza all'unisono, avete trovato ciò che fa per voi. I Port Noir, al quinto lavoro sulla lunga distanza, hanno ormai trovato la formuletta vincente, la corroborano con massicce dosi di groove, grandi anthem e l'elettronica che riveste una parte fondamentale nell'arricchimento del songwriting, partorendo il disco più pesante di tutta la loro discografia, dove l’alternative si fonde con il progressive metal. Riff ultra compressi al limite del djent e passaggi melodici che si barcamenano tra Linkin Park e Katatonia, con grandiose parti catchy. Si concedono il lusso di prendere in prestito arpeggi a là Soft Moon in "This View", riff black/death molto pertinenti in "Bloodlust", tutto ammorbidito da melodie accattivanti nonostante il punto di fusione resta la pesantezza del sound. Qualcosa però stride; hanno abusato con le manopole in fase di produzione, finendo col dar vita a qualcosa di troppo esplosivo, i brani più duri risultano quasi fastidiosi nel drumming e nei bassi troppo carichi che tendono all’overdrive. Nel complesso un buon lavoro, ma meno ispirato del precedente in quanto a tracce memorabili.


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