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ALTER BRIDGE: Alter Bridge

data

17/01/2026
84


Genere: Alternative Rock, Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2026

Alter Bridge, stessa formazione dal 2004. Una line-up come una bandiera, dal significato di fratellanza e dai colori mai cambiati, scelti per identificare un sound distintivo. Il loro difetto è sempre stato uno solo: parlare di felicità, di tristezza, di rabbia, di rancore, con lo stesso “tono di voce”. Immaginatevi la frase “Ho ali spezzate, non riesco più a volare “; detta senza nodi in gola, senza ostacoli, senza agonia, senza spazi, tentennamenti, cedimenti, senza sorpassi e senza scricchiolii. Alla lunga, io ricettore, perdo fiducia nel “tuo parlato”, a discapito di ciò che mi avresti potuto ancora raccontare (lo stato d’animo deve essere percepito dal ricevente). Così, dopo i primi quattro album, avevo smesso di ascoltarli e smesso di cantare all’unisono. Le furbizie chitarristiche di Tremonti, e la combinazione di riff interplay (Kennedy/Tremonti) non mi bastavano più: scomoda verità di minoranza/maggioranza, chissà? Ora senza pregiudizi, dopo essermi riallineata con il passato perduto, colto una timida sperimentazione in ‘Walking The Sky’ (2019), apprezzato la compattezza di ‘Pawns & King’ (2022), ascolto il loro ottavo album in studio ‘Alter Bridge’. Probabilmente avevano solo bisogno di raggiungere “maturità”, come a scuola, non necessariamente la si raggiunge con massimi voti. E’ un album che viviseziona il tema (cadere in inganno) di una traccia ripetendone gli effetti in tutte le altre (un po’ povero di contenuti/o prolisso). Lima i difetti di scrittura, esponendosi maggiormente nelle composizioni, avvalendosi dei propri mezzi: chitarre stratificate, armonie ipnotiche e suono compatto. Di qualità supera anche l’ultimo progetto. Avrei escluso qualche traccia per focalizzare l’attenzione sulla crescita, e utilizzato ancora più interplay vocale tra Kennedy/Tremonti. Il riff thrash di “Silent Divide” vuole rappresentare una situazione tossica. Vocali ad ampio spettro sonoro, cromate, se sollecitate si gonfiano di intensità, di virtuosi flussi accrescenti (Myles Kennedy). Poi, interruzioni, arresti, spazi di silenzio, sono utilizzati per far scrollare di dosso la negatività e creare un muro di silenzio alla cieca rabbia. Obbiettivo: imparare a gestirla! Diversificata la struttura di “Rue The Day”. Agonia delle chitarre e melodia luminosa al tramonto a contrastare (spettro vocale alla Dickinson), con intermezzi di parti vocali sminuenti. Progressioni e regressioni. “Power Down” è un tuffo nel passato degli Alter Bridge (e non mi convince, a parte il fraseggio controcorrente). Cerca di ammaliarmi a metà traccia “Trust In Me”, con un incastonato riff fulmine: preso, acchiappato e catturato in una bottiglia! Ne immagino la resa live, sognatrice. “Disregarded” potrebbe piacere anche a metallari alternativi: angoscia urlante, passi ritmici sfalsati, batteria percussiva, solo di chitarra estraniante e coro unanime liberatorio. L’alchimia delle due voci (Mark/Myles) in “Tested And Able” (è sempre stato un successo) non inganna le loro intenzioni (più metalliche in questo album): riff iniziale di uno, e finale dell’altro dall’alto contenuto abrasivo. “What Lies Within” è un’altra reminiscenza AB. Troppo melodica “Hang By A Thread”. Efficace “Scales Are Falling” nella scelta compositiva di manifestare stati d’animo. Una chitarra pulita di ispirazione classica apre, lasciando poi il posto ad un plettro teso e nervoso. Ennesimo riecheggiamento AB in “Playing Aces”, ma con propulsione di energia percussiva. Con “Slave To Master” superano i loro limiti: epici, dal canto iniziale sussurrato, diventano metallici, per poi racchiudere in tre minuti di “solo in staffetta” (Myles/Mark), uno stato di preoccupazione, appeso ad un filo di speranza.

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