IGNITOR: ROAD OF BONES
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01/11/2007Non ci tengono a passare per metallari d’avanguardia gli Ignitor, dato che già il monicker, con quello spadone in evidenza, tradisce un approccio molto classico legato ai dettami seguiti negli anni ottanta soprattutto sul versante americano. É infatti un heavy metal appassionato (anche se derivativo) quello presentatoci dal quintetto texano, fedele ai nomi storici d’oltreoceano (dagli Helstar ai Metal Church), ma anche debitore di qualche big a noi più vicino: il break a metà brano della title track, non a caso, sa molto degli Helloween del periodo Kiske. Un processo compositivo dunque regolato dalla legge dell’heavy metal più puro ed incontaminato, che però conduce a brani non sempre scorrevoli (“Scarlet Enigma”, “ Castle In The Clouds”), a testimonianza di un songwriting che ha ancora bisogno di rodaggio. Trascinante invece “Hymn Of Erin”, con i suoi entusiasmanti intrecci di chitarra, così come la successiva “Phoenix”, vicina soprattutto nell’incipit alle sonorità dei Jag Panzer, che si fa apprezzare per refrain davvero ben costruiti, supportati da backing vocals all’altezza. La chiusura di questo debut è affidata ai toni più epici della lunga discreta ”God Of Vengeance ” e all’anthemica “Reinheitsgebot ”, un inno a quella religione chiamata heavy metal. Inoltre, per tutti quei true filosofi che si ostinano a sostenere che questa musica sia e debba essere un genere maschilista e solo per maschi, faccio notare come la chitarrista e la cantante degli Ignitor, pur appartenendo al gentil sesso, possono vantare attributi ben più quadrati di tanti altri esponenti testosteronici della scena.
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