DARKTHRONE: Pre-Historic Metal
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23/05/2026Alle soglie del quarantesimo anniversario della nascita in quel di Kolbotn dei Darkthrone, meglio conosciuti a quel tempo con il moniker di Black Death, il duo norvegese capitanato dall'istrionico mastermind Fenriz, dà alle stampe questo ventunesimo LP intitolato "Pre-Historic Metal", il cui nome è già un manifesto di intenti. “Prehistoric lo considero il nostro VIBE, il nostro modo di vedere le cose: è più una dichiarazione sul fatto che usiamo uno stile vecchio per creare qualcosa di nuovo” dichiara Fenriz sulla scelta del titolo e le sensazioni non possono che essere confermate dall'ascolto delle otto tracce che compongono il disco. Il combo norvegese prosegue sulla scia dell'ultimo pregevole 'It Beckons Us All...' e in generale con quanto fatto nell'ultimo decennio, pescando a piene mani dalla tradizione del metal anni 80 di cui Fenriz è gran cultore e conoscitore. Pre-Historic Metal è un calderone ribollente di riff aggressivi e serrati che danno prova della maturità compositiva cui la band è approdata nel corso di queste quattro decadi; un viaggio attraverso le sonorità più cupe e sporche del thrash e del doom, mai dimentichi della tradizione black metal che li ha resi capostipiti del genere e i cui echi ancora si odono stormire tra le trame delle composizioni. Se a tratti ci pare di cogliere le palesi influenze degli immortali Celtic Frost (band che ha ispirato anche il moniker dei Darthrone), solo più sporchi e sgraziati, i riff serrati e saturi e le atmosfere occulte ci ricordano anche vagamente i Mercyful Fate, come nell'opener "They Found One Of My Graves" o in "The Dry Wells Of Hell" nella quale spicca l'alto lirismo di matrice più heavy metal che rinvia ai brani contenuti su 'The Underground Resistance' del 2013. Subito è possibile cogliere anche l'eterogeneità di ogni brano che non risulta mai monotono o ripetitivo, ma infarcito di riff, soluzioni melodiche e cambi di atmosfere, unendo al sound marcescente e mefitico, tipico trademark, una certa "finezza" e ricercatezza compositiva che non è lasciata al caso. Degne di nota anche le composizioni più cadenzate, connotate da mid-tempo dal sapore doom, come nella salmodica "Siberian Thaw", con i suoi riff pachidermici e slabbrati e le ossessive ripetizioni prima dell'intermezzo onirico e rarefatto che è il preludio al crescendo della seconda parte del brano nettamente più incisiva o in "Deeply Rooted" che ricorda le soluzioni contenute nel più che apprezzato 'Arctic Thunder'. A spezzare il climax del disco ci pensa "So I Marched To The Sunken Empire", marcia stumentale dall'incedere maestoso nella quale si azzarda un arrangiamento orchestrale ma che resta ancora relegato entro i confini della primordialità, non strabordando in qualcosa di estremamente ampolloso che risulterebbe anche fuori contesto. A conclusione di questo lavoro troviamo "Eon 4" che rappresenta la quarta tappa di un lungo viaggio intrapreso nel lontano 1991 con "Eon", contenuto nel disco d'esordio 'Soulside Journey', passando per "Eon 2" ed "Eon 3", rispettivamente contenuti sugli ultimi 'Astral Fortress' e 'It Beckons Us All...' che segna anche un ritorno alle radici ed un attaccamento mai sopito o rinnegato con il passato glorioso della band, in cui l'alto lirismo quasi dagli echi folk, ricordano gli Storm di 'Nordavind' (altro progetto del poliedrico Fenriz) e l'arrangiamento strumentale spazia tra le ritmiche più smaccatamente heavy a quelle più lente ed oscure in un connubio ben bilanciato di sonorità. Parlare dei Darkthrone è una impresa ad oggi molto complessa, in quanto si parla di una band seminale nel panorama black metal che negli anni ha avuto numerose incarnazioni, muovendosi sempre sul confine tra il serio e il faceto (la copertina del disco è sicuramente "faceto"). Ma quando si parla di musica, il duo Nocturno Culto - Fenriz mostra il proprio lato "serio", senza compromessi di mercato o captatio benevolentiae e questo dà la garanzia di una offerta che, al di là dei gusti personali soggettivi, non possiamo che ritenere coerente e fedele con la personale visione della musica.


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