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CLAWFINGER: Before We All Die

data

21/02/2026
72


Genere: Rap Metal
Etichetta: Perception Records
Distro:
Anno: 2026

Ci sono band che tornano per nostalgia. E poi ci sono i Clawfinger che tornano come se avessero ancora qualcosa da dire; e sorprendentemente con la voglia di dirlo forte. 'Before We All Die' non è il disco della maturità, né quello della rivoluzione. È più semplicemente un disco che funziona. E nel 2026 non è affatto scontato. La sorpresa più grande è lo stato di forma. I riff sono davvero buoni. Non “buoni per essere un comeback”, ma buoni e basta. Jocke Skog riesce nell’operazione più difficile, rievocare il suono anni ’90 senza suonare come una tribute band di sé stessi. La pasta è quella storica – groove metal, industrial, rap metal – ma con una produzione moderna, tagliente, più minacciosa, compressa al punto giusto da suonare claustrofobica senza diventare plastificata. Zak Tell continua a rappare come ha sempre fatto, aggressivo, declamatorio, e spesso predicatorio. La novità è una maggiore attenzione alla melodia. Non aspettatevi Frank Sinatra, ma c’è un lavoro più consapevole sulle linee vocali che aggiunge una dimensione quasi cantabile alle sue diatribe. È sempre un gusto acquisito se vogliamo essere onesti, ma nel contesto funziona; e oggi suona meno monocorde di quanto ci si potrebbe aspettare. "Scum" e "Ball and Chain" sono i momenti in cui il disco stringe la gola. Riff industriali, pesanti, opprimenti, quasi degni di un Rammstein particolarmente di cattivo umore. C’è quell’aria meccanica e rabbiosa che ti ricorda perché, negli anni ’90, questo suono aveva un senso preciso. Qui non è revival, è consapevolezza stilistica. "A Perfect Day" devia verso territori hip-hop con linee di chitarra jazz-funk che funzionano sorprendentemente bene. Il problema? È un brano che scivola via. Piacevole, intelligente, ma difficilmente memorabile. È il classico episodio che apprezzi mentre suona e dimentichi dieci minuti dopo. Poi c’è "Going Down (Like Titanic)" che riesce nell’impresa quasi commovente di raccogliere ogni stereotipo del nu metal: scratch da DJ, parti con autotune, rap discutibile, e un ritornello talmente fuori posto da sembrare messo lì per errore. Eppure, rimane ascoltabile. Forse perché si percepisce una forte influenza dei Senser, forse perché sotto la superficie kitsch c’è un’energia sincera che salva il tutto dal naufragio totale. Chiude l'album la canzone omonima del titolo. Senz'altro la migliore traccia, ma ha una parte rappata nel mezzo davvero brutta, che ne rovina la formula. Peccato! Nel complesso 'Before We All Die' è molto meglio di quanto fosse lecito aspettarsi. La produzione moderna aiuta enormemente, dà peso, profondità e un senso di attualità che evita l’effetto museo. Non tutto è memorabile, ma quasi tutto è solido. E soprattutto è un disco che non si vergogna di essere quello che è. I Clawfinger non hanno reinventato nulla. Ma hanno dimostrato di saper ancora colpire quando serve. E non è poco.

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