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VAN CANTO: TRIBE OF FORCE

data

01/03/2010
82


Genere: Power A Cappella
Etichetta: Napalm Record
Distro:
Anno: 2010

I crucchi Van Canto tornano sulle scene con il loro terzo platter che prosegue l’ortosso a cappella metal iniziato nel 2006 con 'A Storm to come' che, tra videoclip ed esibizioni live, li aveva portati nell’estate del 2008 ad esibirsi al Wacken Open Air. Il lavoro e l’originalità di questo quintetto di cantanti (sia male che female) accompagnati dalla sola batteria (e rare volte da una chitarra soprattutto in fase solistica) aveva destato l’interesse di un certo produttore di nome Charlie Bauerfeind (re mida del mix dietro la creme de la creme del power tedesco ma non solo) che proprio nel 2008 produce il loro 'Hero' ricco omaggio a cappella a bands come Nightwish, Manowar, Iron Maiden, Deep Purple e naturalmente gli immancabili Blind Guardian (da tempo il gruppo di Hansi Kürsch e il produttore sono praticamente una cosa sola). Se in 'Hero' il vocione del leader dei bardi di Krefeld impreziosiva l’inedita "Take to the Sky" e ovviamente la stranota "Bard’s song in the forest" (a parere di chi scrive una delle più riuscite cover in ambito metal con tanto di assolo di chitarra acustica riprodotto rigorosamente a cappella) in questo 'Tribe of Force' , a dare una mano, o meglio un paio di corde vocali, sono Chris Boltendahl e Tony Kakko lead singers rispettivamente dei Grave Digger e Sonata Arctica. In questo terzo lavoro dei Neri per Caso del metal la percentuale di covers rispetto ai brani originali si riduce nettamente: appena due, la nota "Rebellion" dei Grave Digger e uno dei cavalli di battaglia dei Metallica "Master of Puppets". Menzione speciale per il virtuoso chitarrista Victor Smolski, in forza nei Rage, per l’assolo di cesello sulla terza traccia "One of Ten". Ma come suonano esattamente questi Van Canto? Trattasi di un allegro power-metal declinato a volte in maniera più speed e altre volte più classicamente heavy scandito da una produzione cristallina che mette in risalto tutte le sfumature vocali del gruppo sia solistiche che, soprattutto, ritmiche senza sacrificare i rari interventi di strumenti diversi dalle ugole made in Germany. Il risultato è, consentitemi l’entusiasmo, strepitoso soprattutto se non vi è mai capitato d’imbattervi, in ambito metal, in una band simile. Le canzoni inedite non scoppiettano per inventiva musicale essendo un po’ tutte derivate da anni passati a intonare canzoni altrui ma, nel suo complesso, l’album non stanca dopo ripetuti ascolti e consente di accreditare il genere che tutti amiamo anche presso il nostro vicino di casa che si rifiuta di ascoltare Bon Jovi perché è troppo metal. Consigliato l’acquisto della versione in edizione limitata in digipack con tanto di dvd contenente la famosa esibizione filmata al Wacken del 2008.

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