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XAEL: The Last Arbiter

data

20/06/2018
98


Genere: Symphonic Death Metal
Etichetta: Test Your Metal Records/Asher Media
Distro:
Anno: 2018

Capita casualmente tra le nostre mani la prima fatica in studio degli statunitensi Xael. Un singolo nel 2017, ora un disco vero e proprio per un progetto che naviga tra il death metal e il concetto di symphonic black. Velleità electro, ambient, con talune atmosfere folk a rendere davvero unico il sound. Il gusto e la particolarità delle melodie ci ricorda la scuola greca, un po’ come se Septic Flesh, Orphaned Land, Fleshgod Apocalypse, Dimmu Borgir e Death si fondessero in un’unica creatura. Potenziale che trova il giusto canale, perché al di là della tecnica e dell’affilata fantasia delle strutture del genere della morte, vi sono divagazioni sinfoniche e coralità orientaleggianti perfettamente coese. Sogno si materializza di fronte a noi, leggenda che si manifesta in una nube di fumo, mostrando la propria splendente armatura, senza però abbagliare l’ascoltatore con inutili vanità. C’è una tensione nei pezzi che va oltre il concetto di semplice sinfonia, poiché non vi è mai un assoggettamento di elementi metal, o orchestrali, l’uno a favore dell’altro. L’equilibrio che ne consegue è qualcosa di realmente magico, bagliori di chitarra sui quali tappeti ritmici scandiscono il passo di una marea che tutto purifica. Ci troviamo faccia a faccia ad una forza della natura che non distrugge, bensì trasforma con un gesto note e filoni musicali, mettendoci quell’espressione giusta al momento opportuno. Una poesia in note vera e propria, marzialità e grazia, passo sicuro del soldato e rima che lascia attoniti per bellezza. 'The Last Arbiter' è tutto questo, l’inaspettato raggio di sole nel mezzo di una tempesta, un angolo di tepore sulla vetta più alta, il silenzio nell’occhio del ciclone in cui restare estaticamente sospesi. Luce ed oscurità non si incontrano mai, faccia della stessa medaglia di un amore crudelmente irrinunciabile ma, appunto, inafferrabile.  Tra lapilli gothic, citazioni pagan ed un paesaggio middle eastern folk, non possiamo che restare a bocca aperta. La concretezza degli Xael, la presenza così ferma e iniettata di intensità non viene mai ottenebrata dall’immaginazione delle sognanti influenze appena citate. Auspichiamo di riascoltare presto un’altra opera per mano di questi artisti, le cui personalità, gusto e tecnica sono uniche.

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