STEFANO CERATI: Children of the Damned
La prospettiva di Cerati di addentrarsi con 'Children of the Damned' nell'universo narrativo degli Iron Maiden è spericolata, ma anche coraggiosa. Gli va dato atto. I testi, la poetica, le ispirazioni dietro ai dischi ed ai brani della più grande metal band della storia per una lunga serie di motivi (e non solo qualitativi), e non certo oggetto di questo articolo, amata da una sterminata fanbase sparsa tra i cinque continenti ed oggetto di pubblicazioni, documentari, siti web e blog di vario ordine e grado in cui trovi ogni sorta d'informazione e curiosità, traduzioni dei testi completi anche del più raro pezzo scritto da Harris e soci, non possono non suscitare interesse tra chi vive quotidianamente sulla propria pelle il culto della band inglese. Il fatto concreto, però, è che il rischio che si corre con un volume del genere è che diventi solo un ulteriore oggetto a tema da collezionare, visto che non aggiunge nulla rispetto a quanto già noto, tantomeno in termini di critica e punto di vista personale dato che, nel contesto, la struttura e lo stile sono alquanto asettici e molto poco interpretativi. Insomma, prendi un motore di ricerca, digiti le paroline magiche e centinaia e centinaia di pagine ti restituiranno quanto stai cercando. Il vantaggio che ti ritrovi con 'Children Of The Damned' è l'organizzazione schematica e cronologica del materiale (per certi versi anche visiva, anche se soltanto in bianco e nero), tra l'altro in maniera completa ed anche dettagliata con b-sides e brani di terza e quarta fascia sul fronte qualitativo. Quindi, il volume risulta molto efficace da consultare, anche se parziale perchè, ed immagino per questioni relative al copyright, dei testi sono stati tradotti (a volte anche in maniera soltanto "letterale" e non "modale", confondendo e distorcendo il significato di fondo), solo alcuni passaggi e non il testo per intero. La scelta è comprensibile, ed i motivi potrebbero essere anche di spazio e di carattere editoriale, ma il risultato finale non soddisferà chi cerca completezza e sbava per dettagli e curiosità rari e pochi noti (già disponibili in rete gratis). In altre poche parole il vero, irriducibile, affamato fan degli Iron Maiden potrebbe trovarci soddifsfazione solo per mera pratica onanistica. 'Children of the Damned' resta comunque un libro serio, documentato e soprattutto utile per chi ancora vive la band stando ai margini dell'ossessione per il gruppo inglese. Probabilmente, il modo migliore per leggerlo è avere i dischi a portata di mano, procedere un album alla volta e lasciare che il contenuto riapra il fronte critico di canzoni ascoltate un'infinità di volte. Come un navigatore che per condurti dove vuoi arrivare ti propone varie strade da percorrere, anche se il pericolo è quello di non arrivarci mai con le indicazioni fornite da Cerati, tra l'altro attraverso strade con "pedaggio"..

Commenti