AT THE GATES: Voglia di ristampe
Lo scorso settembre se ne andava Tomas Lindberg, voce degli At The Gates, vittima di un tumore a 52 anni. Non è difficile immaginare un nesso fra questo tragico evento e la decisione della Peaceville di ripubblicare, remasterizzati, tre dei quattro album della prima fase della carriera della band, che si concluse con la pubblicazione di 'Slaughter Of The Soul' nel 1995, acclamato dal pubblico e considerato a posteriori un album di enorme influenza sul metal a venire. Lungi dall'essere l'unica band ad aver raggiunto il successo planetario per quanto riguarda il "Gothenburg Sound", ne sono però stati fra i primissimi esponenti. Se a livello di fama act come Dark Tranquillity e In Flames non hanno nulla da invidiare alla band di Lindberg e dei fratelli Björler, questi ultimi sono senz'altro precursori nel genere. Basti pensare come mentre nel 1995 gli At The Gates, sostanzialmente a fine corsa (si scioglieranno l'anno dopo), pubblicano il loro quarto album, i Dark Tranquillity sono appena al loro secondo ('The Gallery') e per gli In Flames bisogna attendere l'anno successivo per un seguito al loro esordio 'Lunar Strain'. "Senza Tomas Lindberg non ci sarebbe stata alcuna scena a Göteborg" avrebbe detto Mikael Stanne dei già citati Dark Tranquillity in seguito alla morte del collega ed amico. La ristampa riguarda, come si diceva, i primi tre album. La carriera degli At The Gates si apre con 'The Red In The Sky Is Ours' nel 1992. Si tratta di un lavoro ancora per alcuni aspetti acerbo, penalizzato da una produzione non all'altezza, ma che ha saputo conquistarsi nel corso degli anni un seguito di culto e una rivalutazione non da poco rispetto al successo limitato riscosso all'uscita. In particolare vengono spesso evidenziate, anche dagli altri membri della band, una serie di soluzioni estemporanee, per lo più attribuite al chitarrista Alf Svensson, che lascerà la band dopo il secondo album.

'With Fear I Kiss The Burning Darkness' risulta essere un passo avanti rispetto all'album precedente, sia in termini di produzione che nel cercare di dare una forma di coerenza alla varietà di idee e soluzioni che già avevano caratterizzato il lavoro precedente. Non essendo nè la dirompente novita del suo predecessore, e tuttavia ancora piuttosto lontano dal punto di arrivo della band, questo album gode talvolta di meno considerazione di altri, anche se non manca chi lo considera, proprio perchè privo delle ingenuità tipiche di un album d'esordio ma senza averne perduto l'ispirazione e non essere caduto nella trappola fra commercialità e stagnazione creativa, l'album più riuscito della band. Si diceva della dipartia di Alf Svensson. Il chitarrista differiva, lo dice anche un dato anagrafico essendo questi un lustro più anziano dei suoi compagni, per esperienze ed interessi dal resto della band. Se il sound degli At The Gates si semplificò in seguito alla sua fuoriuscita o se Svensson fosse disinteressato ai nuovi sviluppi può essere materia di discussione, fatto sta che il fuoriuscito si dedicò per un po' ad altri progetti musicali (Oxyplegatz, progetto solista avantgarde-black metal) per poi spostare la propria attenzione su forme d'arte visiva.

Gli At The Gates invece pubblicano 'Terminal Spirit Desease'. La band voleva in realtà a questo punto pubblicare un EP, ma pressati dalla casa discografica, dovettero mettere insieme un full-lenght. Il compromesso fu trovato aggiungendo un paio di tracce dal vivo per raggiungere una durata accettabile. I brani sono più semplici e diretti, indicando quella che sarebbe stata la strada della band verso l'acclamazione (di molti) e quindi il successo e il disappunto di una parte minoritaria di pubblico, legata agli sperimentalismi degli esordi. Quella parte che è nel corso degli anni cresciuta rivalutando i primi lavori. 'Slaughter Of The Soul', non oggetto di questa ristampa, è il logico seguito di 'Terminal Spirit Desease' e consegna gli At The Gates alla fama duratura, poco prima del loro scioglimento. Chi non avesse dimestichezza con la parte più remota della discografia degli svedesi ha ora un'ottima occasione per mettere facilmente le mani sui loro primi tre lavori. Che per l'opera di remasterizzazione sia stato chiamato il leggendario e contemporaneo della band Dan Swanö non fa che aggiungere valore a questa meritoria rivisitazione.

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