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ROAD SYNDICATE: VOL. II

data

23/12/2022
75


Genere: Hard Rock
Etichetta: Orange Park Records
Distro:
Anno: 2022

Ciò che caratterizza e differenzia ‘Vol II’ rispetto al primo album ‘Smoke’ è la presenza dell’hammond, ma soprattutto il modo in cui è inserito (Procol Harum): come un sottofondo retrò, sempre presente, intenzionalmente in sordina, per non offuscare le chitarre. Al suo primo ascolto avevo preso un foglio e appuntato pensieri che arrivavano a cascata. Un fiume di emozioni, rimandi a sonorità più recenti ed altre più storiche. Un foglio stropicciato che conservo ancora oggi, e mai il tempo di trasformarlo in qualcosa leggibile. E credo che questo sia il più bel giudizio che si possa fare ad un progetto musicale; lo definirei “un bollettino meteo nella testa”! Ecco qualche passaggio. Intro R&B per “Take Me Higher” e poi l’hammond si presenta (la magia del 'Vol II'). Genuino e puro R&R il riff accattivante di “The Hard Place” (un po’ Stones, un po’ Headcat) e che gioia il basso! Doppia melodia per “Watch Me”, molto bello l’effetto dell’organo, poi un delizioso intermezzo a rischiarire il suono, e ad esaltare il solo di chitarra. Il microfono passa al basso in “Friend Of Mine”, stratigrafie sonore da Motown sound che affiorano in superficie. Ancora un salto nel passato in “Night Ride” dal riff anni ‘70 (Deep Purple) a servizio di un hard rock più recente (Guns N’ Roses) e frammenti di Bonzo per il sound delle percussioni. Arpeggi e chitarra folk sognanti per “Fallin’”; la voce (ma già nel loro primo progetto) mi ricorda Danny Vaugh. L’assolo di elettrica è uno spettacolo. Le tastiere incoraggiano, e la voce femminile sorregge. È una ballad che unisce (come tutto l’album) sempre due linguaggi musicali, in questo caso, suoni caldi americani southern (solitamente un hard rock classico vibrante), con suoni vintage. Riff ossessivo elettrico, per tre quarti, di “The Road” ed innesti di acustica. Sempre una forte attenzione per i dialoghi di più corde. Sporchi Metallica nell’intro e nei cambi di melodia in “I Don’t Believe In You”, e voce roca alla Lemmy. “The Achab Song” è da brividi: drums session a matrice blues, un viaggio con il capitano. È un omaggio, sapientemente rievocativo, ai Led e, come già facevano loro, al blues. Il tom finale è come la monetina degli Ark: il ritorno alla realtà! E ti ricorda: noi siamo qua. Beh, cari Road Syndicate, se questo è solo un gioco, allora continuate a farlo! E questo è il mio copia e incolla, finalmente posso stracciare le mie note.

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