MOTÖRHEAD: AFTERSHOCK
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05/11/2013I recenti problemi di salute di Lemmy avevano destato più di una preoccupazione tra gli ascoltatori e gli addetti ai lavoro. Un'icona come il Sir inglese in oggetto non può non suscitare umori del genere. Per fortuna poi Lemmy si è messo come si suol dire a stecchetto, ed ha pensato più alla salute che agli eccessi. Anche se è notizia di questi giorni che la band ha dovuto rinviare la parte di tour di fine anno proprio perchè il bassista versa di nuovo in condinzioni non ottimali. Niente di grave, però, con la promessa che nel 2014 i Motorhead saranno di nuovo on the road. Ora 'Aftershock', il ventunesimo disco della carriera: un treno in corsa, e senza freni. Come se Lemmy volesse esorcizzare il periodo di merda che sta attraversando, impregnado il disco con la rabbia che ha in corpo. La vera rabbia tipica del rock, diretta ed impetuosa, sputata addosso a chi ascolta ed alla società/natura che ci limita. Potremmo stare a qui a discutere per ore ed ore sullo stile, sulle direttrici canoniche che contraddistinguono da una vita il sound della band, e terminare dicendo che si tratta alla fine sempre delle stesse cose, nel bene e nel male del solito disco dei Motorhead. Ma questa volta non funziona così, no. 'Aftershock' è pura energia, è pura maleducazione sonica, è Motorhead e basta. Non ci interessa neppure stare a scrivere se si tratta del miglior disco da anni a questa parte, cosa o meno lo differezia dagli altri, quali i brani migliori e tutte le altre banalità preconfezionate con cui noi scribacchini siamo soliti ammorbarvi. Soltanto una cosa: comprate 'Aftershock', sparatevelo in cuffia e fulminatevi padiglioni, neuroni e quant'altro, ed urlate poi al mondo tutta la vostra collera. Tutto il resto non conta.
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