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LUGNET: Tales From The Great Beyond

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22/07/2022
77


Genere: Hard Rock, Stoner
Etichetta: Pride & Joy Music
Distro:
Anno: 2022

Dalla Svezia: Istituzioni britanniche contaminate. Un incontro e una discussione tra il batterista Frederik Jansson-Punkka (Angel Witch, Witchcraft, Abramis Bram, Count Raven, Atlantic Tide, Noctum, Taiwaz) ed il bassista Lennart “Z” Zethzon (Clifftones, Leda Battisti, Badge), nel giugno del 2009 allo Sweden Rock Festival, sulla possibilità di partecipare insieme ad una jam session, ha dato vita successivamente al combo Lugnet. Nel 2016 hanno concretizzato il primo bell’album omonimo (presenti: Roger Solander alla voce, Bonden Jansson/Mackan Holten alla coppia di chitarre). Nel 2019 hanno realizzato ‘Nightwalker’ (con la formazione attuale). Tornano nel 2022, continuando a ripescare sonorità hard rock settantiane miscelandole con influenze tipiche dello Stone Made in Sweden (stoner metal/retro rock/desert rock, 1994-2009), e con le origini della NWOBHM. Senza alcuna presunzione citerò nomi, risvegli musicali che per naturalezza la musica mi procura. La prima traccia “Still A Sinner” fa capire subito le coordinate del disco: NWOBHM! La velocità (rapporto tra spazio e tempo) in questo contesto istantanea, è pari quasi a zero. Le due chitarre elettriche (Matti Norlin: Charity, Wizzard, Badge) - (Michael Linder: Troubled Horse) si intrecciano in un moto rettilineo uniforme, che dà spazio solo ad impercettibili rallentamenti di suono distorto e dall’elevata potenza sonora (Tyger Of Pan Tang, Angel Witch, etc). "In Harvest Time”, dal riff heavy funky, è un uragano! È un pressante ritmo del basso che viaggia a velocità forza 12, come un ciclone, con colpi funesti del drummer, terminando con acuti alla John Lawton (Lucifer’s Friend, Germania contaminata). “Another World” evoca atmosfera da Spiritual Beggars, con maestria dei suoi componenti, senza l’uso di tappeti di Hammond come scuola Sabbath insegna: la chitarra può pizzicare suoni cupi, malinconici, ed effetti e distorsioni possono creare un potente muro doom del suono, costante e continuo per tutto il pezzo. Una fantastica interpretazione vocale ti concede un incontro ravvicinato con ogni sillaba pronunciata da Johan Fahlberg (Denied, Insania, Scudiero, Jaded Heart). Poi il black si impossessa della melodia regalando un ritorno alle origini del metal. La potenza dei Lugnet sta nel trasportare tutto questo alle coordinate musicali iniziali: accellerazioni e cedimenti in un connubio lisergico! Groove vulcanico e cavernicolo per la quarta traccia “Out Of My System”. In Lugnet si lavora in coppia! La solida base programmatrice è il duo drumm/bass, che macina ritmi incandescenti. La creatività/melodia è rappresentata dal duo delle due chitarre, che utilizza spazi, silenzi, armonie e riff intermittenti. La presenza vocale di Johan Fahlberg, lega il tutto in uno stoner rock, con il suo stile ruvido, che spesso mi riporta alle contaminazioni australiane (a me care) dei Bufalo (Dave Tice). Ma loro poi ti spiazzano, con una traccia strumentale evocativa, di un tempo molto lontano, e forse più legata alla loro terra di origine: “Svarv” è un incantesimo musicale. Per poi rindirizzarti al sistema cartesiano x,y,z di origine, con tracce come “Pale Design”, bellissima bomba Angel Witch. I dialoghi bluesy, seventy, tra chitarra e percussioni di “I Can’t Wait” sono l’apice dell’album, ed assumono un carattere ossessivo e ripetitivo in “Black Sails”, tra chitarra ed un basso stoner (apice), rimarcando quell’habitat rozzo, primitivo e cavernicolo, che riaffiora e comunque ben li rappresenta, e che perseguirei con maggior costanza, e con più arroganza. Infatti, non ho apprezzato la traccia di chiusura “Täsjö Kyrkmarsch” con solo Hammond (superflua). La loro bellezza sta proprio nel recupero sonoro di quanto l’era “innominabile” ci abbia sfiorato, accarezzato, contaminato e per alcuni, forgiato l’animo. Album da ascoltare con attenzione, recuperando anche i primi due, per intrattenere un interessante conversazione a cena, e per risvegliare quell’animo magari sopito, con lo sguardo della Svezia, in compagnia di un vino rosso fuoco come l’art work disegnato da Vance Kelly.

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