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KAI HANSEN: Born With a Hammer

data

12/09/2026
70


Genere: Heavy Power Metal
Etichetta: earMUSIC
Distro:
Anno: 2026

‘XXX - Three Decades in Metal’ del 2016’ è il suo penultimo lavoro da solista. Partirei dall’ascolto del secondo cd di questo progetto ‘Only Kai on Vocals’ per argomentare del nuovo prodotto 'Born With a Hammer', sopraggiunto dieci anni dopo, con una “decade” di nuove tracce, con Kai Hansen in completo stato di libertà creativa. Ma torniamo al 2016. Kai senza friend (Scheepers, Sielck, Snider, McT, Sammet, Kiske, Beck, Delauney, Bishoff, Sjunesson, Kursch, Grapow, Weikath), e già con gli attuali compagni di viaggio: Alexander Dietz, Eike Freese, il figlio Tim Hansen e Dan Wilding. Composizioni che non miglioravano dalla seconda versione alla prima, anche se interpretate vocalmente da altri; dal valore “quasi” discreto, ma che svelavano già il desiderio di Hansen, di allontanarsi dalle sue stesse decadi. “Left Behind” si avvicinava più al sound di Smashing Pumpkins ed inseriva un’anomalia, il growl. “All Or Nothing”, con uno stile pacato, presentava delle sonorità già lontane dal suo tipico sound. “Fire And Ice” e “Follow The Sun” erano coerenti con i tre decenni (Helloween, Gamma Ray, Unisonic, etc) e già perfette senza ospiti! La traccia di apertura “Feeding The Beast” si ricollega al precedente disco, quasi come fosse una premessa, per poi farti riflettere sul pensiero successivo (i singoli che sono usciti hanno un accostamento improbabile alla sua attività). E’ un disco di rottura, caratterizzato da cambi di tempo strapazzanti, che consentono l’ingresso di input a più generi musicali (e comunque rielaborati). Immaginate Kai dalle sembianze sempre più di vichingo, con i suoi capelli lunghi, naso grosso e occhi spesso nascosti (a me ha sempre ricordato Snorre, di Vicky il Vichingo, cartoon fine anni ’70), davanti ad un frigo americano. Apre lo sportello e il suo viso viene illuminato dalla luce interna, e decide di cucinare con ciò che trova, guidato unicamente dal proprio stato d’animo. Azzarda, osa, senza avere la minima certezza che tutto ciò possa funzionare (io lo faccio spesso, è a volte ho creato piatti che ho collaudato e ripetuto). Gioca con gli ingredienti. Gioca il punk-rock in “Welcome To Life”; con ritmi dance in “I Don’t Care At All (musica da luna park); con il gotico sinfonico in “Wait And See”, apparecchiato su un basso distorto e strutture elettroniche anni ’80; con il pop-rock in “I.D.G.A.F.”, intavolando un riff iconico propriamente settantiano, infilandoci un intermezzo acustico simil-Nirvana, anomalo (come posizionare un tovagliolo nel calice). Qui fate attenzione ai suoni, sembra di essere costellati da oggetti volanti e corpi rumorosi sopra la propria testa. Gioca con l’eclettismo dei Queen in “Born With A Hammer”, con cori stratificati, teatralità, ti catapulta in un musical e ti estrapola da esso con un assolo che ti rapisce il cuore, per poi calarti in un prog di carattere dal finale heavy (è qui non scherza più). Questa è per chi sostiene che ha perso vena ispiratrice. Quindi, ora fate un passo indietro ed immaginatela eseguita live, con “i suoi amici”! Gioca con i Nestor (per orecchiabilità) in “End Of The Road”, per poi ritornare sui suoi passi, con quel riff tutto power in “Triple Trouble” (ma la voce di Kiske non compare; al suo posto c’è una voce da speaker da imbarco). Bellissimo il connubio Judas dagli inserti dance di “Invaders”. “Wonderland” è il modo migliore per chiudere, potenza gamma e ritornello malinconico. Ecco, diciamo che la seconda parte dell’album è per i fan (fedeli) di Kai!

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