MORTIIS: Ghosts Of Europa
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26/09/2026I circa trentacinque anni di carriera di Mortiis, alias Håvard Ellefsen, spaziano dagli esordii come tastierista degli Emperor, passando per gli album dungeon synth degli anni Novanta, attraverso più di una svolta sonora comprendente darkwave/synthpop e industrial rock per giungere all'album attuale, l'undicesimo della sua fortunata e variegata carriera. L'album viene presentato come "electronic rock", ma francamente la definizione, forse perchè partiamo da un contesto "hard", mi pare fuori luogo. "Pop" è il termine più adatto, "elettronico" senz'altro e la quiete che lo caratterizza per la maggior parte mi autorizza ad utilizzare anche il termine "ambient". L'album è pervaso per la maggior parte da un'aura malinconica, un approccio cinematico, da colonna sonora che mi ha fatto in più di un'occasione pensare a John Carpenter, è indubbia la varietà di influenze e la volontà di non farsi limitare da etichette di alcun genere citate nella presentazione dell'album. Così, nel paio di tracce un po' più vivaci ("Violent Silence" e "Tundra Heart Of Hell") ho sentito echi dei connazionali Theatre Of Tragedy nella loro fase elettronica o dell'elettropop minimalista dei Clan Of Xymox. Sono senz'altro considerazioni da profano, in quanto il fatto che l'album venga recensito in questa sede (e sicuramente in molte altre simili) dipende in gran parte dalla partecipazione a suo tempo di Mortiis alla scena metal. L'album è quindi recensito fuori dal suo contesto naturale per quanto riguarda il sound, cioè ovviamente l'aspetto centrale del lavoro. Non posso dire di non averlo apprezzato affatto: la varietà dei riferimenti, l'indubbia classe dell'artista non possono passare inosservate. Neanche la noia che perloppiù mi trasmette però è trascurabile e trovo troppo poco materiale capace di suscitare interesse nei cinquanta minuti di questa opera ben confezionata, ma priva di genuina vitalità.


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