WILDHUNT: Aletheia
data
07/03/2026Gli austriaci Wildhunt esistono già da un quarto di secolo, ma questo è solo il loro secondo full-lenght che viene pubblicato dieci anni dopo il precedente. Sono stati spesso accostati ad acts come Heathen e Coroner, proponendo quindi un approccio più tecnico della media al genere. Non mancano però inflessioni power/speed, a rendere (almeno in teoria) il sound della band appetibile. La perizia strumentale della band è indiscutibile e i lunghi passaggi strumentali sono decisamente pregevoli ed intriganti, fin dalla breve intro. Di contro, appena ci si trova nella semplice alternanza strofa/ritornello è tutto piuttosto piatto e insipido. Non migliora le cose il fatto che il cantante davvero non fa gridare al miracolo, rendendo le parti peggiori dei brani ancora meno piacevoli e risultando vieppiù pregevoli le precedentemente nominate parti strumentali data l'assenza del vocalist. Interessante davvero il contesto, forse da ascriversi ad una abilità da strumentisti nettamente superiore a quella da compositori. Nel complesso si tratta di un ascolto che ha qualcosa da dare, certe soluzioni sono davvero estemporanee e ampliano le vedute di un genere troppo spesso chiuso in se stesso. Peccato che il lavoro non sia sempre a questi livelli cosa che con un cantante più valido avrebbe potuto essere marginale laddove la voce avesse avuto la capacità di farsi protagonista, ma cosi 'Aletheia' non si può salvare in toto.


Commenti