MUSE: The Wow! Signal
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11/07/2026Da anni i Muse soffrono un po’ della maledizione delle band che hanno infilato due-tre dischi fondamentali ad inizio carriera e poi hanno deviato, come genere ed in parte anche come risultato qualitativo, dal seminato iniziale. Questo non ha impedito a Matt Bellamy e compagni di mantenere intatta una reputazione (pienamente giustificata) di strepitosa live band, e continuare imperterriti a mietere successi in classifica (sette album consecutivi in vetta alla UK chart tra il 2003 e il 2022, più quattro in top ten negli Stati Uniti, traguardo sempre ambito dalle band britanniche). Un disco come ‘Will Of The People’, pubblicato ormai quattro anni fa, risultava buono, ma forse sofferente a causa del suo stesso concept, ovvero un “greatest hits di inediti” che esplorava vari generi ed atmosfere sperimentate dal trio negli anni precedenti, portando il risultato ad una slegatura tra un brano ed un altro un po’ straniante. Era atteso, quindi, il ritorno con questo ‘The Wow! Signal’, soprattutto perché i singoli (ben cinque) ad anticipare il lavoro sembravano riportare i Muse verso coordinate sonore più affini ai gusti dei fan (sempre molto critici) della prima ora, in particolare in episodi come il terzo estratto “Cryogen” (fondamentalmente un reboot della vecchia “Plug In Baby”, ma con l’aggiunta di una sfuriata chitarristica ai limiti del metal nel bellissimo finale), e l’ambiziosa “Exagons”, che a livello sonoro si inserisce perfettamente nel solco della tradizione del capolavoro ‘Origin Of Symmetry’. Il lead single “Unravelling”, uscito ormai un anno fa, era dichiaratamente un tentativo (riuscito) di costruire un pezzo che fosse coerente con la stagione dei festival estivi ad alta concentrazione di band metalcore, mentre “Be With You” ha riportato le lancette ai tempi del discusso “The 2nd Law”, con un finale epico in perfettamente a metà tra Arcade Fire e Coldplay. E’ stato, tra l’altro, lo stesso Chris Martin a suggerire a Bellamy di aprirsi a collaborazioni esterne per dare una rinfrescata al tutto: ecco che si sono uniti alla partita Dan Lancaster (produttore quotato e già titolare di collaborazioni importanti con Blink-182 e Bring Me The Horizon) e BloodPop (più in area electropop). L’influenza di quest’ultimo si sente soprattutto nel quinto singolo “Nightshift Superstar”, funkettone in area Justice, e nell’esplosione finale della ballatona “Shimmering Scars”, il pezzo più cupo del disco assieme all’eterea chiosa “Space Debris”. Assolutamente da segnalare la folle opener “The Dark Forest”, sequel non dichiarato della meravigliosa “Knights Of Cydonia”, tra schitarrate selvagge, momenti arabeggianti e addirittura declamazioni in latino; insomma, classici Muse. Curiosa invece la collaborazione con Ellie Goulding nel nuovo singolo “Hush”, che traina un brano un po’ alla Billie Eilish altezza “Bad Guy” in un turbinio di chitarre e vocalizzi. A livello lirico, invece, il tema “spaziale” già preannunciato dal titolo del lavoro è un pretesto per sviscerare la fine della relazione di Bellamy con l’ex compagna, andando a costruire una sorta di break-up album che alla fin fine è la cosa migliore prodotta dai Muse in vent’anni, ovvero dall’inarrivabile ‘Black Holes & Revelations’. Promossi a pieni voti.
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