FOO FIGHTERS: Your Favorite Toy
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02/05/2026Negli ultimi quattro anni la vita dei Foo Fighters (ed in particolar modo del leader Dave Grohl) è stata scossa da più di un terremoto: la morte di un elemento fondamentale, sia a livello tecnico, sia a livello umano, come Taylor Hawkins, e l’esperienza col nuovo batterista Josh Freese non andata a buon fine. Nel mezzo un grande disco come ‘But Here We Are’, nato come reazione al lutto spaventoso che la band statunitense ha dovuto affrontare e addirittura ad un ciclone scandalistico che ha coinvolto proprio Grohl, ritrovatosi con una crepa nella sua scorza di “nice guy” del rock statunitense. ‘Your Favorite Toy’, nuovo e dodicesimo lavoro in studio, nasce come ennesima reazione alle vicissitudini sopra descritte; non a caso è stato interamente registrato nello studio casalingo del leader della band, e non a caso si tratta di un’autoproduzione coadiuvata dall’ingegnere del suono Oliver Roman, oltreché essere la prima prova in studio del nuovo e fenomenale batterista Ilan Rubin, ex Nine Inch Nails. Grohl ha spiegato di aver trovato e selezionato i dieci pezzi che compongono il disco in mezzo a più di cinquanta nuovi brani, utilizzando un criterio molto semplice: si tratta di un gruppo di canzoni che un tempo sarebbero state definite "urgenti". Secchi, diretti e senza fronzoli, non una sola ballad, ma dieci veri e propri proiettili che messi insieme non vanno oltre i trentasei minuti, andando a comporre il disco più corto dell’ormai trentennale carriera dei sei di Seattle. Più che un vero e proprio ritorno alle origini, un reset fondamentale e dovuto per riprendere slancio ed imboccare di nuovo il sentiero più consono: episodi come il quarto singolo "For All People" (molto crudo, una sorta di dialogo dopo che Grohl ha incontrato un noto spacciatore conosciuto negli anni Novanta), o la violentissima "Spit Shine" rimandano addirittura agli inizi hardcore punk del cinquantasettenne frontman. L’opener "Caught In The Echo" e la più scura "Window" non avrebbero affatto sfigurato nei primi tre lavori della band, così come la titletrack e l’ottima "Amen, Caveman" recuperano un po’ di quella patina dance rock con la quale i Foos avevano provato a reinventarsi nel sottovalutato ‘Medicine At Midnight’ del 2002, ultima prova in studio con Hawkins. Non è comunque tutto ruvido ed aggressivo: "Unconditional", già presentata in sede live due anni fa, è un alt rock lineare e piacevole che recupera certe fascinazioni melodiche tipiche di episodi come "Resolve" e "Walk", mentre la fenomenale "Child Actor" è pathos allo stato puro e suona davvero come un grido d’aiuto che arriva dal cuore e dalla pancia. Se "If You Only Knew" sta a metà tra l’heartland rock di "Wheels" e certi episodi britrock di band come Feeder e Stereophonics, l’afflato vagamente proggy e alt metal del deciso lead single "Asking For A Friend" chiude un ottimo lavoro che cementifica (se ce ne fosse ancora bisogno) lo status leggendario di una band che ormai non ha più bisogno né di conferme, né di presentazioni.
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Jan 6
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