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JOE HOLMES: Joe Holmes

data

25/07/2026
85


Genere: Heavy Metal, Hard Rock
Etichetta: Not a Label
Distro:
Anno: 2026

L’eredità di Ozzy continua a liberarsi nell’aria come spore fungine. Solitamente, il modo migliore per ricordare una persona cara è ispirarsi alle proprie battute, ad una frase, facezia che sarebbe potuta uscire dalla “sua” bocca, utilizzando la “propria” voce, espressione facciale e/o il proprio corpo. Rappresenta un vero e proprio atto di adozione! L’omonimo album ‘Joe Holmes’ è lastricato di queste buone intenzioni. La “voce” di Holmes è una Fender Stratocaster del 1973 (“The Fork”). E’ un album dedicato ad Ozzy ed al suo mondo derivato. E’ una sorta di “ponte” che oggi unisce gli anni ‘80 con gli anni ‘90, una “panchina” con un piede a Birmingham e l’altro a Seattle: realtà musicali differenti che coesistono senza che se ne annullino le differenze (Black Sabbath, Soundgarden, Alice in Chains, etc). Si presenta dal forte sapore simbolico perché riassume i capisaldi che lo hanno forgiato e descrive esattamente l’esperienza formativa di questo artista fantasma, ma soprattutto il potere evolutivo di ogni sua esperienza chitarristica: ogni esperienza lo preparava per quella successiva! A dare credibilità alle sue composizioni hanno partecipato altre due figure fondamentali della carriera di Ozzy Osbourne: Trujillo e Bordin (il bassista era già presente nel precedente album di Holmes, con la line up dei Farmikos). Ma perdiamoci volentieri in chiacchiere ricordando la storia di questo chitarrista americano di 63 anni. Tutto iniziò in un garage allestito come una sala musica dove, ai tempi del liceo, Joe provava e riprovava “Rock Bottom” degli Ufo della versione live di ‘Strangers In The Night’, per ricavarne insegnamento in termini di fraseggio e velocità. Poi prese lezioni di chitarra da Randy Rhoads, presso il Musonia School Of Music (Los Angeles): esperienza che gli concesse una solida base tecnica incentrata sulla plettrata alternata, il controllo del vibrato, l’uso delle scale minuite, fraseggio neoclassico, etc. Quaranta giorni di assenza dal liceo per dedicarsi ad esercitarsi alla chitarra. In quel momento solo suo padre credeva nel tempo investito fuori dall’ordinario. Tra le prime esperienze di rilievo (all’età di 24 anni) suonò nel terzo album di Lizzy Borden (1987, ‘Visual Lies’). Disco prodotto da Max Norman che nel 1980 aveva prodotto il primo album solista di Ozzy ‘Blizzard Of Ozz’, nel 1981 il secondo album ‘Diary Of a Madman’ e nel 1983, ‘Bark At The Moon’. Nel 1991 viene reclutato a sostituire il chitarrista di David Lee Roth, Jason Becker, affetto da SLA per il tour dell’album ‘A Little Ain’t Enough’. Settantaquattro spettacoli con una scaletta che richiamava il materiale solista di Roth con il suo periodo Van Halen, momenti in cui poteva interpretare gli stili di Eddie Van Halen, Steve Vai (line-up David Lee Roth) e Becker, senza cali di intensità (cercate qualche video!). Nel 1995 viene scelto per sostituire Zack Wylde nella tournée di Ozzy dell’album ‘Ozzmosis’ (in sole tre settimane imparò la scaletta). Venne richiamato all’Ozzfest (1996-2000). Ha contribuito alla creazione di tre tracce di Ozzy di ‘Down To Earth’ (2001, “Junkie”, “That I Never Had”, “Can You Hear Them”). Nel 2001 lasciò la band per dedicarsi alla famiglia (casa, matrimonio, figlio e malattia del padre). Il suo primo album con i Farmikos, edito nel 2015, è un progetto di gratitudine verso il padre (per esserli sempre stato solidale), accompagnato da voce di Robbie Locke a cui parteciparono più musicisti quali Robert Trujillo, Ken Schalk, alla batteria, un progetto coscritto con Brent Hoffart. Stesso destino l’album successivo, autoprodotto con il proprio nome e una formazione ben definita, un supergruppo, anticipato dall’uscita di più singoli dal 2022 al 2025 e solo ora, nel 2026, la sua pubblicazione ufficiale. Ascoltando l’album è facile cadere nell’immaginare visivamente lo stile anticonvenzionale dell’assetto configurativo del batterista Mike Bordin (arti superiori da mancino ed arti inferiori da destro). Potenza di tiro, suoni gravi nei suoi colpi e l’immagine del suo corpo che scarica tutto il suo peso sul tappeto di tamburi. “Speak Into The Sea”, “Cross Eyed Stare” e “DeadFall” sono avvisi di convincimento sulla qualità del connubio del supergruppo. Dal passo ingannevole di granchio, è sempre minaccioso il basso di Robert Trujillo, soprattutto in “OCIN”. La voce di Robert Locke (ex Laidlaw), possente negli acuti, riesce a mantenere un suono pieno nelle note alte, e senza difficoltà consente il mantenimento di pulizia melodica, sulle orme di Chris Cornell; in “Away” trapela la sua anima southern. Holmes non è un falsario e questo album non va trascurato!

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