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OMEN: THE CURSE

data

23/10/2005
85


Genere: Epic Metal
Etichetta: Metal Blade
Anno: 1986

Ultimo capitolo dell'irrinunciabile, fondamentale trilogia marchiata a fuoco dal glorioso monicker Omen nei più bui anni ottanta, "The Curse" è il lavoro che degnamente completa il furore berserk di "Battle Cry" e l'atemporale magia di "Warning Of Danger" con una perizia strumentale ed esecutiva frutto di una band già dotata, ma qui temprata da anni di esperienza e dotata di uno dei migliori arsenali tecnici su cui l'heavy metal abbia mai potuto contare. Disco per nulla facile da assimilare, "The Curse" si giostra su toni molto vari e sempre incontestabilmente metallici, riassumendo un po' quanto detto dagli Omen nei due lavori precedenti senza mai scadere nel plagio, e sfoderando indubbie doti esecutive che mai sconfinano nella misera sofisticazione. I riffs di Kenny Powell, sempre più elaborati e funambolici, sono sempre la base del sound dei nostri, supportati da una sezione ritmica battagliera come non mai, merito soprattutto di uno Steve Wittig devastante dietro le pelli (con un doppio pedale veramente da urlo!). In fase solistica, il buon Kenny rivela come sempre una classe sconfinata, ma forse il vero protagonista di "The Curse" è Lui, l'eroe caduto sul campo della vita: JD Kimball, l'uomo dai polmoni d'acciaio, la voce più virile ed eroica che l'epic metal abbia mai prodotto. La prestazione del barbaro dal biondo crine è semplicemente entusiasmante: capace di passare dai rabbiosi mugugni della title track all'ancestrale sacralità di "Holy Martyr", capace di regalare commozione a piene mani con l'interpretazione di "At All Costs" e imperioso come un guerriero della notte in "Kill On Sight". Tutte canzoni invero eccezionali, dove gli Omen mettono in mostra anime diverse, ma che probabilmente arrivano seconde all'autentico capolavoro dei nostri, quella "Teeth Of The Hydra" che andrebbe ufficialmente riconosciuta tra le massime espressioni del metallo epico di ogni tempo, un'inesorabile marcia verso il destino dipinta a tinte eroiche, l'impresa degli Argonauti glorificanti da un rovente, barbarico, tonante heavy metal epico: semplicemente fondamentale. Una band in formissima e con mille storie diverse da raccontare, ma tutte inequivocabilmente devote a un modo di concepire l'heavy metal che al giorno d'oggi sembra trovare nuovi ingenui e innocenti seguaci! Invero in questo disco non tutto è perfetto, e brani come "Eye On The Storm" o "Destiny" sono forse i primi episodi un po' debolucci scritti dai nostri: ciò chiaramente non basta a strappare dalle insanguinate grinfie di quest'opera il titolo di capolavoro.

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