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CIRITH UNGOL: Paradise Lost

data

17/10/2016
70


Genere: Epic Metal
Etichetta: Metal Blade
Distro:
Anno: 1991-2016

Ultimamente si sentono commenti tipo: "si riuniscono proprio cani e porci", nel caso degli statunitensi Cirith Ungol questo commento sarebbe del tutto inappropriato, anche se ai più giovani - ed anche a molti altri - questo nome non dice assolutamente nulla! Proviamo a spiegare perchè la band di Ventura in California è così stimata nell'underground metallico; formatisi negli anni settanta, hanno esordito solo nel 1981 con 'Frost And Fire', album in cui per la prima volta venivano miscelati ingredienti doom ed epici, declamati dall'apparentemente sgraziato singer Tim Baker, assurdo cantore pieno di enfasi su temi fantasy, cosa ancor più migliorata sul loro indiscusso capolavoro del 1984, ossia 'King Of The Dead'. Dopo questi dischi ecco arrivare un episodio più trascinante, quel 'One Foot In Hell' che si addentrava nell'imberbe thrash, arricchendo il suono di Robert Garven e soci, ma a causa di un non grande riscontro a livello di vendite la band dovette aspettare per riuscire a pubblicare il quarto album. Inoltre, dovette fronteggiare la fuoriuscita del chitarrista Jerry Fogle - morto poi nel 1998 - e del bassista "Flint", tutto questo portò all'uscita di 'Paradise Lost' solo nel 1991, attraverso una oramai disastrata Restless Records, dalla quale persero all'istante l'appoggio, facendo diventare da subito il cd una rarità. Chiara fu la conseguenza, ossia lo scioglimento della band nel 1992. Ma non fu solo quello a far sì che 'Paradise Lost' diventasse un completo flop, e ce ne accorgiamo ora che l'album viene ristampato dalla Metal Blade, o meglio se ne accorgerà il pubblico che deciderà di avere questo che è comunque un pezzo di storia del metal, per chi, come chi vi sta allietando con queste righe, conosce già l'album non è una novità sapere che un certo ammorbidimento del sound fu decisamente controproducente, ancorchè nel 1991 si era in pieno uragano grunge e così il tentativo di rendere più fruibile il prodotto al pubblico, soprattutto quello americano, si rivoltò contro la band stessa. Un po' come successe - in quel caso in misura molto superiore - tre anni prima ai Celtic Frost con il disastroso 'Cold Lake'; a differenza dell'album di Tom Warrior e soci nel quale si salvava un pezzo solo, qui i brani degni di nota superano di gran lunga quelli mosci, ma le espressioni negative di quelli che all'epoca erano gli unici membri fondatori rimasti, ossia il già citato Tim Baker ed il batterista Robert Garven e che non risparmiarono anche pezzi tutto sommato buoni come l'oscura "The Troll", fanno sì che tutto ciò che riguardasse il disco venne visto in maniera negativa, complice anche il completo disinteressamento della Restless, anche durante le sessioni di registrazione, portate avanti dalla band in condizioni assurde con il risultato di un mixing finale quantomeno risibile. La riedizione attuale della Metal Blade ridà un pò di giustizia ai brani di ottima caratura quali la trascinante opener "Join The Legion", che potete ascoltare qui di seguito, l'azzeccatissima cover dei The Crazy World Of Arthur Brown, "Fire", la monumentale "Chaos Rising" e la grossolanamente doomeggiante "Fallen Idols", ma rimarca anche le ingenuità, ovvero l'imbarazzante doppietta "Heaven Help Us" e "Go It Alone"; nella prima una classica cavalcata viene procrastinata per oltre sei minuti senza sussulti ed addirittura con voce "normale", mentre la seconda cerca di realizzare un singolo radiofonico in stile Dokken, con risultati pessimi come comprenderete; diciamo che la Metal Blade rende finalmente disponibile questo album con una mixing degno di nota, con una distribuzione adeguata, con un codazzo di alternate mix - ben cinque - sinceramente inutili e con una versione finalmente ufficiale in vinile. Se volete proprio saperlo, il sottoscritto si prenderà proprio quest'ultima, in qualsiasi caso, per chi cerca sempre qualcosa di non comune, 'Paradise Lost' può tornare utile, ma il consiglio spassionato è di tuffarsi a bomba sui primi tre album.

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