You are here: /

MACHINE HEAD

Prima calata estiva italiana per Robb Flynn e soci (la seconda avrà luogo il giorno seguente allo Stadio Olimpico di Roma, in compagnia degli Iron Maiden), il cui “The Blackening” è giustamente celebrato ovunque, a giusto sigillo di una forma strepitosa ritrovata dopo una lunga risalita non priva di difficoltà. L’area del concerto è ospitata dal parco estivo del Live Club di Trezzo, una cornice molto carina accompagnata da un’organizzazione impeccabile. Appena entrato nel locale sento subito esplodere le note di “I Rape Myself” dei CALIBAN. Davanti ad un pubblico già numeroso i cinque tedeschi sciorinano il loro potente metalcore; è la terza volta che li vedo e devo dire che Andy e compagni diventano sempre più bravi, compatti, coesi e precisi. Il sound al vetriolo dei loro riff scatena headbanging e qualche accenno di circle pit, mentre la band si dimena onstage al ritmo di “The Revenge”, “The Beloved And The Hatred”, la nuova “I Will Never Let You Down”, “It’s Our Burden To Bleed” e la conclusiva “Goodbye”. Pollice in su, anche per merito del chitarrista Schmidt, impeccabile nei puliti al contrario di quanto visto durante il Darkness Over Europe tour. Un veloce set up e tocca agli inglesi più destabilizzanti della scena metal moderna, i MASTODON. Avendoli visti in azione nemmeno una settimana prima all’Heineken Jammin’ Festival, credevo che mi sarei un po’ annoiato, ma ho dovuto ricredermi della grossa. Merito di suoni limpidi e potenti (a differenza che a Mestre), ma anche di un’abilità tecnica al di sopra, molto al di sopra. L’interazione col pubblico è praticamente nulla, ma i quattro non sbagliano una nota, che si tratti dei controtempi di “Circle Of Sysquatch” o della furia di “The Wolf Is Loose”. Dailor su tutti, con la sua batteria a pois in omaggio a Randy Rhoads, ma anche gli altri, hanno offerto uno spettacolo di… prog core? di rara intensità. “Iron Tusk”, “Capillarian Crest”, “Crystal Skull” e la solita conclusione di “Blood & Thunder” hanno fatto il resto. Immensi. E l’attesa si fa spasmodica, mentre viene preparato il palco per i MACHINE HEAD. Tutti non vedono l’ora di tastare con mano la furia di una band che su disco è tornata su livelli mai toccati, che sta facendo entusiasmare praticamente chiunque ami la musica pesante. E appena parte l’intro acustica di “Clenching The Fists Of Dissent”, si capisce subito che sarà un concerto di quelli da ricordare. Il colpo di grazia è immediato, visto che dopo i dieci minuti di “Clenching”, eseguiti con precisione robotica, tocca ad “Imperium”. E ci si rende conto che i Machine Head sono una di quelle band che riesce a suonare senza una sbavatura facendo in modo, al tempo stesso, di essere un tutt’uno col pubblico. Flynn in primis ovviamente, prodigo di ringraziamenti e incitamente al circle pit, ma anche Demmel (che ha sfoggiato la sua nuova Jackson “Demmelition”) e Duce, incredibilmente mobile e abbondante di smorfie verso il pubblico, fanno la loro parte, mentre il filiforme Dave McClain cancella definitivamente il fantasma di Chris Kontos dalle sulle spalle, ora e per sempre. La scaletta è qui sotto, si sappia solo che il punto ‘più basso’, per modo di dire, è stato toccato con “Take My Scars”, lascio quindi immaginare il resto. “Ten Ton Hammer”, “Old”(lacrime), “Aestethics Of Hate” (ancora più lacrime), "Halo", “Davidian” (infarto). E’ sufficiente, come commento. We want more. MACHINE HEAD setlist Clenching The Fists Of Dissent Imperium Now I Lay Thee Down Bulldozer The Blood, The Sweat, The Tears Ten Ton Hammer Aesthetics Of Hate Old Halo Take My Scars Descend The Shades Of Night Davidian

MANY DESKTOP PUBLISHING PACKAGES AND WEB PAGE EDITORS NOW USE Reviewed by Admin on Jan 6 . L'Amourita serves up traditional wood-fired Neapolitan-style pizza, brought to your table promptly and without fuss. An ideal neighborhood pizza joint. Rating: 4.5

Commenti

Lascia un commento


2015 Webdesigner Francesco Gnarra - Sito Web