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WIND ROSE: Shadows Over Lothadruin

data

27/08/2012
80


Genere: Power Prog Metal
Etichetta: Bakerteam Records
Distro:
Anno: 2012

Introdotto da una magnifica copertina che esprime perfettamente la natura dell'opera, 'Shadows Over Lothadruin' è un grande debutto: più che una convincente e altisonante metal opera, è un kolossal proposto in chiave metal. I Wind Rose hanno le idee chiare, ma guardando al loro passato da cover band, possiamo trovare alcune delle coordinate del disco: Blind Guardian, Symphony X, Dream Theater e Labyrinth, per un quadro che non spaventa per la sua imponenza, ma grazie a questa diventa una spettacolare esperienza per l'ascoltatore. L'insieme di parti introduttive e canzoni vere e proprie funziona quasi alla perfezione, pochi sono gli intermezzi da evitare, facile preda di gente come i Manowar. "Awakening" non ha nulla da invidiare ai Rhapsody Of Fire, marginale influenza dei Wind Rose, ma numi tutelari in "The Fourth Vanguard", in cui si respira l'aria tipica del power sinfonico, benchè in sostrato prog metal moderno si senta eccome: nelle chitarre rocciose, nel groove massiccio e negli assoli. Invece che a Luca Turilli, possiamo accostare il lavoro della sei corde a quello di John Petrucci quando tenta di indurire il suono dei Dream Theater, mentre al posto di Rudess abbiamo un fantastico tastierista che è il jolly della band, colonna portante e caratteristico per ogni parte del disco. Nella pomposa "Majesty" che sembra un po' troppo lunga a causa del coro non originalissimo, ma soprattutto nell conclusiva e immensa "Close To The End" in cui i tasti d'avorio disegnano paesaggi sconfinati e incantati, con picco assoluto negli ultimi minuti, quando sembrano scorrere i titoli di coda e la band si inchina al pubblico che opera la doverosa e spontanea standing ovation. In generale è tutta una pièce hollywoodiana, con pochi nei (l'eccessiva dipendenza dai Blind Guardian di 'Nightfall In The Middle Earth' nelle cantilenanti ballate e l'esercizio folk metal "Siderius" con la strofa scippata al songwriting degli Otyg che si pone al di sotto della media del'album, pur essendo un dignitoso pezzo per la maggior parte delle band folk metal) e tanti punti degni di nota, come le improvvise e brevi fughe prog e la classe teatrale degli Avantasia (soprattutto nella interpretazione vocale). L'unione dell'immediatezza power e della longevità del prog non è cosa semplice, ma i Wind Rose sembra che abbiano già capito bene l'antifona, solidificando la propria musica con gli inserti orchestrali.

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