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THE DARK STORM FESTIVAL

Il Dark Storm Festival è giunto alla 25esima edizione. Partito come una manifestazione itinerante (prima edizione del 1997 divisa fra un giorno a Berlino e uno a Chemnitz) che ha avuto il suo picco nell'anno 2000 con ben sei giornate in sei località differenti, dal 2008 ha sempre luogo a Chemnitz il 25 dicembre. È con, fra le altre cose, un moto di ribellione verso il natale tradizionale che ho deciso quest'anno di partecipare a questo evento. Giunto a Lipsia da Berlino, si sale qui a bordo di un regionale sassone diretto verso sud, per il sottoscritto in terra incognita. Il treno in se sembra lanciare un segnale, con il suo aspetto anni '80 che ricorda viaggi d'altri tempi: si sta per tornare ad un'altra epoca, sembra dire, e ci si ricorda che, appena un quarto di secolo fa Chemnitz si chiamava Karl Marx Stadt. Si tratterà più che altro di una suggestione, e ce ne saranno altre, come l'hotel dall'onnipresente moquette al gigantesco volto di Karl Marx che ancora troneggia nel centro città, ma Chemnitz è in realtà città dall'aspetto spesso moderno, dalla stazione ferroviaria ai centri commerciali del centro. L'evento si svolge nella Stadthalle della città, un complesso con sale eventi e albergo costruito negli anni 70. Il tutto esaurito era già annunciato da qualche settimana prima e temevo una possibile limitatezza degli spazi, ma la Stadthalle appare ugualmente enorme, con le sue due sale da concerto e gli amplissimi spazi per tutto il resto (guardaroba, bagni, rinfresco e semplici aree dove sostare nei rari momenti di pausa). I concerti si svolgono in pratica in contemporanea nelle due sale e questo costringe naturalmente a qualche scelta dolorosa. La prima band visionata, nella "2nd floor" sono stati gli Intent:Outtake, un combo dark electro di discreta fama che è presente da diversi anni in eventi live, ma che non ho mai avuto il piacere di vedere. Lo show pseudomilitaresco (con tanto di camionetta presente sul palco come postazione tastieristica) è abbastanza tipico per il genere (basti pensare ai Funker Vogt o ai Centhron) e il gruppo presenta otto pezzi di buona aggressività e ritmo. Quello che si nota immediatamente è la qualità del sound, che discende direttamente dal tipo di locale: la Stadthalle è concepita per eventi di questo genere e, malgrado l'apparenza un po' troppo "pulita" stoni un po' rispetto alla scena goth/dark (con tanto di contesto natalizio, alberi di natale qua e la e similia) non si può negare che è un piacere ascoltare musica in un luogo del genere. La successiva scelta fra Solar Fake e Dive si risolve semplicemente attraverso il desiderio di visionare quanto prima la sala pricipale "Headquarter". L'elettropop proposto è un' troppo pop appunto per chi scrive, e in particolare la voce suscita un certo tedio, ma le melodie sono gradevoli e il contesto fa il resto: la sala principale è piena e l'acustica altrettanto valida rispetto al palco minore. Nota di merito per la conclusiva "Observer", in cui si vede il pubblico del Dark Storm per la prima volta a "pieno regime". La sfida Diary Of Dreams - Rue Oberkampf si risolve in favore di questi ultimi. La loro intrigante miscela di dark wave/dark electro con cantato femminile in francese, inglese e tedesco (la band è di quest'ultima nazionalità) non è forse trascinante come il sound di altri act di questo festival, ma costituisce una delle sorprese più gradite in un contesto che rischia altrimenti di essere troppo prevedibile. Considero gli Hocico assolutamente imperdibili dal vivo, uno degli act più entusiasmanti su un palco a prescindere dal genere, per la straordinaria energia che Erk Aicrag sprigiona, e che il pubblico ripaga sempre con la stessa intensità. È una sorta di circolo virtuoso in cui l'uno funge da moltiplicatore per gli altri. Nonostante la relativa brevità del set i messicani spaziano fra 'Signos De Aberration' che risale al 2002 e il recente 'Hyperviolent' del 2022. L'apoteosi è, come spesso accade, la conclusiva "Tiempos De Furia" che, con la sua inconfondibile melodia e il latrare di cani in sottofondo, si annuncia al pubblico ben prima che davvero entri nel vivo, creando un'elettricità fra gli astanti non dissimile da quella di una certa "Raining Blood" in tutt'altro genere e contesto. La conseguente rinuncia a vedere i Solitary Experiments è un peccato: si tratta di un'ottima band dal vivo, di sicuro intrattenimento con il loro electro-pop. Alle 21:45 era previsto lo show dei Blutengel e, a esibizione ancora in corso, quella degli Agonoize. Ho qualche remora sulla musica della band di Chris Pohl e di solito trovo più di 2-3 tracce alla volta stucchevoli. Avevo però avuto il piacere di vederli un paio d'anni fa e lo spettacolo dal vivo era risultato più che convincente. I Blutengel hanno in questa serata confermato le precedenti impressioni. C´è da precisare che questo non deriva dai (pur intriganti) gimmicks che la band esibisce dal vivo (di contorno alla musica vi è tutto uno spettacolo gotico/romantico/fetisch/decadente fra suore improvvisamente in lingerie, demoni femminili che trascinano altre creature dello stesso sesso al guinzaglio et coetera) ma per un convincente concept in cui il già citato mastermind Chris Pohl agisce da anfitrione dello spettacolo con la sua amabile e consumata abilità d'intrattenitore, mentre al contempo è il frontman della band. Lo accompagna anche una voce femminile (l'unica donna non sospettabile di essere sul palco per altri motivi) di gran lunga superiore a quella, pur discreta, del leader che aggiunge varietà e qualità all'esibizione. Lo spettacolo, in altre parole, è decisamente kitch, ma i Blutengel si fanno ampiamente perdonare qualche passaggio piacevole e discutibile ad un tempo con un grande show. È risultata deludente invece la prova degli Agonoize, il cui aggrotech normalmente preferei al sound electro-gotico dei Blutengel. Il sound che era parso eccellente nella seconda sala è in questo caso confuso, poco discerniblie, anche in presenza di pezzi arcinoti. Anche la scelta delle luci, un rosso scuro il cui indirizzo rende la band quasi invisibile, non convince. La band berlinese mi aveva qualche anno fa entusiasmato con una grandissima prova nel fu K17 di Berlino, ma ricordo anche una prestazione discutibile nella Agra Halle di Lipsia. Forse la band rende meglio in contesti di dimensioni più ridotte, e più di un accenno all'assenza dell'usuale sangue (che nella succitata serata berlinese spruzzava da ogni parte del leader sul pubblico in delirio) non voglio fare, perchè non è stato questo il problema. Nel complesso un grande festival, non stupisce che sia arrivato ad un quarto di secolo di vita: l'offerta è amplissima (ci sarebbero stati anche i VNV Nation e diversi dj in un club adiacente, ma si andava oltre l'autonomia del sottoscritto) e la Stadthalle di Chemnitz garantisce una qualità dell'esperienza ben al di sopra di molte altre realtà. 

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