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SUBSOUND RECORDS

Era da un po’ che non facevamo due chiacchiere con Davide Cantone, boss della Subsound Records. Vediamo cosa è successo nel frattempo dentro e fuori l’etichetta romana.

Davide, quali differenze sostanziali noti tra gli inizi dell’etichetta e la situazione oggi? La differenza principale è che all'inizio facevamo tutto in maniera molto istintiva. C'era tantissimo entusiasmo, poca esperienza e un mercato completamente diverso. Si vendevano ancora molti CD, i social erano agli inizi e lo streaming praticamente non esisteva. Oggi bisogna essere molto più consapevoli di quello che si fa: i margini sono ridotti, la concorrenza è enorme e pubblicare un disco significa lavorare su tanti fronti contemporaneamente. Allo stesso tempo abbiamo costruito un'identità precisa tra la diversità di generi. Se una band arriva in Subsound, chi ci segue sa più o meno cosa aspettarsi. Questo per me è il risultato più importante.

Che fine ha fatto la divisione Killerpool Records e la Narcotica Publishing (promozione e ufficio stampa, teaser, epk, gestione social network e siti internet per bands)? Killerpool Records è stato un progetto legato a un preciso momento della storia dell'etichetta e oggi non è più attivo. Narcotica Publishing, invece, esiste ancora, ma esclusivamente come casa editrice, cura i diritti discografici di molte band interne alla label e di altre etichette. Da molti anni non svolge più attività di ufficio stampa, promozione o gestione della comunicazione per le band. Con il tempo il mercato è cambiato profondamente e abbiamo preferito concentrare tutte le energie sull'attività discografica di Subsound, continuando a lavorare sia con gli artisti storici dell'etichetta sia con nuove realtà che riteniamo interessanti. Abbiamo però lanciato SubOst l'imprint di Subsound Records dedicato alle colonne sonore. Pubblica soprattutto soundtrack italiane di film cult degli anni '60, '70 e '80, è specializzata in generi come giallo, horror, poliziesco, fantascienza e thriller. Sul nuovo sito trovi tutto.

Quali dischi e band ti hanno dato più soddisfazione, anche da un punto di vista commerciale finora? Quali invece ti aspettavi di più e così non è stato? Le soddisfazioni sono state tante e non riguardano solo i numeri. Sicuramente abbiamo band che vendono qualche migliaio di copie ad uscita e che continuano ad avere un seguito internazionale notevole. Ci sono poi dischi che magari non hanno venduto migliaia di copie, ma sono diventati piccoli classici per chi segue certi generi, ed è una soddisfazione enorme. Sulle delusioni preferisco non fare nomi. Ogni tanto capita di credere molto in un disco che poi non trova il pubblico che meriterebbe, ma fa parte del gioco. Le dinamiche sono spesso imprevedibili e non sempre la qualità coincide con il successo.

Che fine hanno fatto i Megattera, i Zaibatsu, i Juggernaut ed i Kardia? Ogni band ha seguito un percorso diverso. Alcune si sono sciolte, altre sono semplicemente entrate in una fase di pausa o hanno preso strade personali differenti. È normale, soprattutto nell'underground, dove difficilmente si vive di musica e bisogna conciliare tutto con il lavoro e la vita privata. Resta comunque il piacere di aver documentato un momento della loro storia attraverso i dischi pubblicati.

Come è venuta fuori l’idea di pubblicare alcuni vecchi dischi di Aborym? È nata in modo molto naturale. C'era la volontà di riportare disponibili lavori fondamentali che da tempo erano difficili da reperire e allo stesso tempo presentarli con la cura che meritano. Gli Aborym hanno avuto un ruolo importante nell'evoluzione della musica estrema italiana e ci sembrava giusto dare nuova vita a quei dischi, soprattutto per le nuove generazioni che magari li conoscevano solo in streaming o non li avevano mai trovati in formato fisico.

Quali sono i criteri che utilizzi per decidere se mettere sotto contratto una band? Sei tu che contatti le band o viceversa? Non esiste una formula precisa, ma quasi sempre ci contattano loro. La musica viene prima di tutto, ma da sola non basta. Cerco artisti che abbiano una personalità riconoscibile, una visione e la voglia di costruire un percorso nel tempo. Mi interessa lavorare con persone con cui ci sia sintonia umana, perché un disco è solo l'inizio di una collaborazione.

Raccontaci qualche aneddoto dell’etichetta, qualche band che stavi per mettere sotto contratto e che ti è sfuggita. Di aneddoti ce ne sarebbero tantissimi, probabilmente abbastanza per scrivere un libro. Più che le band "sfuggite", ricordo tutti quei dischi che sembravano impossibili da realizzare e che invece sono usciti contro ogni previsione. In un'etichetta discografica indipendente si lavora spesso facendo miracoli con budget limitati, tempi stretti e mille imprevisti. Fa parte del fascino di questo mestiere.

Non dovevi pubblicare un libro? Su cosa verte? Sì, nel frattempo è uscito. Si intitola Futuro Meraviglia, è un tascabile scritto da Giuseppe "Giusva" Ricci e rappresenta anche una piccola incursione editoriale nel mondo Subsound attraverso Narcotica Publishing. È acquistabile sul nostro negozio online insieme ai vinili e alle altre pubblicazioni dell'etichetta, oltre che sulla nostra pagina Bandcamp. Per noi è stato un progetto diverso dal solito, ma perfettamente in linea con l'idea di sostenere non solo la musica, ma anche la cultura in generale e le persone che le ruotano attorno.

Cosa bolle in pentola in casa Subsound? Come sempre ci sono nuove uscite, ristampe e qualche progetto speciale in lavorazione. Continuiamo a seguire gli artisti che hanno contribuito a costruire la storia di Subsound, affiancandoli a nuove band che abbiano una personalità ben definita e qualcosa di autentico da raccontare. Non ci ha mai interessato fare numero. Preferiamo pubblicare pochi dischi in cui crediamo davvero piuttosto che gonfiare un catalogo con uscite usa e getta destinate a essere dimenticate nel giro di poche settimane. Alcune label hanno cataloghi che sembrano liste della spesa. Ogni titolo che entra nel catalogo Subsound deve avere un motivo per esserci, oggi e possibilmente anche tra dieci anni. È questa la filosofia che ci accompagna da oltre vent'anni e che continuerà a guidare ogni nostra scelta.

Vuoi aggiungere qualcosa? Vorrei semplicemente ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno sostenuto Subsound: gli artisti, chi lavora dietro le quinte, i distributori mondiali , i negozi, i promoter e soprattutto chi continua a comprare dischi e ad andare ai concerti. In un'epoca in cui tutto sembra consumarsi velocemente, vedere che esiste ancora una comunità appassionata è il motivo per cui continuiamo a fare questo lavoro.

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