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CRASH EDIZIONI

Abbiamo incontrato Mariano Fointane per saperne di più in merito alla neonata Crash Edizioni, casa editrice laziale fortemente di settore che ha appena mandato alle stampe il suo primo importante volume. Ecco il resoconto.

Da dove è nata l’idea di creare la casa editrice Crash Edizioni ed esordire con "Abominium – Storia del Death Metal Italiano"? Problematiche lavorative, voglia di cambiare, necessità umane. Mi sono interrogato più volte sul mio futuro, e alla fine ho deciso ancora una volta di rimettermi in gioco per dedicarmi h24 a una casa editrice tutta mia. Avevo idee precise, un programma e la volontà di investire seriamente nel progetto. Come biglietto da visita ho scelto uno scritto su cui ho lavorato per circa due anni: "Abominium – Storia del Death Metal Italiano". Sarà un saggio diviso in due volumi: il primo è uscito il 30 aprile, mentre il secondo è previsto per il 24 luglio. 
 
Quali saranno i prossimi appuntamenti per promuovere il libro? Ci stiamo muovendo tra piccoli eventi live e varie presentazioni. Sicuramente l’8 luglio presenteremo in anteprima assoluta il secondo volume all’Ace Records di Roma, durante un evento organizzato insieme ad Andrea della Despise the Sun Records. Saremo quindi presenti al MOA, festival organizzato dal Metropolis di Piedimonte San Germano (FR) alla fine di luglio, oltre ad altre piccole ma valide occasioni. 
 
Hai ascoltato tutti i demo e i dischi delle band trattate in “Abominium”? Domanda impertinente. La verità? Sì. Per scrivere un saggio come Abominium ci sono voluti due lunghi anni, e in questo periodo mi sono lasciato completamente assorbire dal discorso artistico che stavo affrontando. Sono andato a recuperare sia lavori che conoscevo già, sia tanti altri che in passato avevo “saltato”. Quando scrivo, affronto sempre il viaggio in questo modo. 
 
Che cosa bolle in pentola? Oltre al secondo volume di “Abominium”, sappiamo che hai preso contatti con la casa editrice americana Decibel per tradurre alcuni loro libri in italiano. Quali saranno? Sì, ci sono costati un occhio della testa, ma abbiamo raggiunto un accordo con Decibel per portare in Italia tre libri fondamentali. E visto che ti voglio bene, ti anticipo parte di ciò che arriverà da qui al 2028. Direi che, come inizio, non è niente male: 
• Abominium – Storia del Death Metal Italiano – Libro Secondo 
• Your Heaven, My Hell, biografia di Mille Petrozza 
• Born Human: The Life and Music of Death’s Chuck Schuldiner 
• The Scott Burns Sessions: A Life in Death Metal 1987-1997 
• Turned Inside Out: The Official Story of Obituary 
Altri li svelerò più avanti…
 
Dopo oltre dieci anni dall’ultimo disco hai riformato gli Housebreaking per un concerto a Cassino. Dobbiamo aspettarci nuovo materiale o un tour? No, non ci sarà altro. In questo momento devo immergermi completamente in Crash Edizioni, una struttura nella quale sto investendo molto e in cui credo profondamente. Non posso lasciare nulla al caso. Ovviamente, tornare a suonare live davanti al pubblico di casa è stata un’emozione fortissima, molto più intensa di quanto immaginassi. E ritrovare questa line-up, con cui quindici anni fa ho girato l’Italia condividendo stanchezza, risate, pianti e incazzature, è stato incredibile. Ci ho messo quattro giorni per riprendermi. 
 
Quali sono oggi i rapporti con Tsunami Edizioni e quali sono state le reazioni alla nascita della tua casa editrice? Sempre più impertinente. Tsunami è uno splendido punto di riferimento, il faro che indica la direzione giusta da seguire. Pubblicano libri di qualità assoluta e li considero amici. Sono stati loro a credere in me e a darmi la possibilità di emergere come scribacchino, e questa è una cosa che nel mio codice personale non dimenticherò mai. Per cui: lunga vita a loro. 
 
Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sugli Aborym? Fabban, durante uno scambio epistolare, mi disse: “In molti mi hanno chiesto una biografia sugli Aborym. Ti interesserebbe?”. Non ho fatto in tempo a rispondergli che ero già al telefono con Max della Tsunami per capire se il progetto potesse interessare la casa editrice milanese. Personalmente considero gli Aborym uno dei gruppi più importanti della scena internazionale: li ho amati, odiati, ma soprattutto seguiti. Impossibile resistere al loro fascino. In più, con Fabban - persona schietta e maniacale nel suo approccio alla musica - è nata una bellissima amicizia. Ah, dimenticavo: il saggio uscirà anche in inglese e in francese. 
 
Qual è il tuo segreto per scrivere in modo semplice, scorrevole e coinvolgente, mantenendo alta l’attenzione del lettore? La verità? Non ho un vocabolario particolarmente ampio, quindi faccio fatica a scrivere cose troppo complesse. E sinceramente oggi le trovo anche noiose. Scrivere è un po’ come fare musica: non devi essere necessariamente un John Petrucci per creare qualcosa di valido. Anche Kurt Cobain, con tre accordi, era un genio. All’inizio, però, ero molto più prolisso. Grazie al fidato Cristiano, con cui ho scritto buona parte dei miei romanzi e saggi, e a Max della Tsunami, sono riuscito a limare tante inutili lungaggini. 
 
Com’è cambiato l’underground da quando hai mosso i primi passi nel metal a oggi? Noi eravamo pionieri armati di moschetto, oggi hanno mitragliatori guidati dall’intelligenza artificiale. Usavamo colla, forbici, carta, buste da lettera, francobolli riciclati, stampanti ad aghi, fotocopie su fotocopie, copisterie che ti odiavano… in pratica, un parto. Oggi basta qualche click ben assestato per fare una webzine degna. Anche musicalmente era diverso: per trovare un accordo, un fraseggio o una scala bisognava chiedere all’amico dell’amico e cercare di intuire qualcosa da VHS consumate. Oggi c’è YouTube. E non ti dico cosa voleva dire organizzare una data live: telefonate su telefonate, interurbane infinite…ed i ragazzi di oggi probabilmente non sanno neppure cosa sia un’interurbana. E quanto costassero.
 
Hai mai pensato di riattivare la Whiplash Productions e unirla a Crash Edizioni? No, assolutamente. Con i CD ho chiuso definitivamente nel momento in cui abbassai per l’ultima volta la saracinesca del mio negozio, nel 2014. Da allora non ho più voluto saperne nulla. Si era conclusa un’era. Mi basta il mio amico Andrea Cipolla della Despise, che ogni tanto mi vende qualche vecchia reliquia impossibile da trovare. Massimo rispetto per lui, ma io con i CD ho davvero chiuso da oltre un decennio.
 
Vuoi aggiungere qualcosa? Voglio vedere quando riusciamo finalmente a farci una pizza insieme. 

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