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W.A.S.P.: THE NEON GOD: PART 1 - THE RISE

data

05/09/2004
77


Genere: Hard Heavy Rock
Etichetta: Sanctuary
Anno: 2004

La storia dell'heavy metal è infarcita di grossi nomi che hanno marchiato a fuoco gli spiriti di tanti giovani e meno giovani nel corso dell'ultimo quarto di secolo. Una band che sicuramente è parte di questo fenomeno è quella dei W.A.S.P. che sin dai primi anni '80 ha appassionato con il proprio sound violento e sanguigno, milioni di fan in America, in Europa e nel mondo intero. La rabbia animale dei due colossi Chris Holmes e Blackie Lawless, menti della band, ha imperversato per un intero decennio, creando il fenomeno W.A.S.P., sia a livello di censura (famose le crociate americane del PMRC contro la band!), che a livello di vendite discografiche e soprattutto di distruttivi spettacoli dal vivo in arene stracolme di decine di migliaia di fan. Alla fine del decennio d'oro del metal, anche per i W.A.S.P. giungeva un periodo buio (sia a livello di vite private che di intesa musicale) con l'abbandono di Chris Holmes e la rottura del magico sodalizio Lawless/Holmes (poi ricomposto per un breve periodo, dopo la metà degli anni '90). Ma la forza e la determinazione di Blackie Lawless non potevano far altro che portare ad un nuovo scossone al mondo del rock, accecato dal nascente fenomeno grunge dei primi '90s, mediante la realizzazione di quel capolavoro intitolato "The Crimson Idol", un album drammaticamente intenso, intimista e violento come solo i W.A.S.P. sanno essere da sempre. Dopo quell'album, un nuovo periodo buio, risollevato, forse, dai sempre unici e trascinanti live show e dal validissimo album "Helldorado", di fine millennio. Nel ventennale dell'inizio della carriera discografica dei suoi W.A.S.P., Blackie giunge, quindi, a pubblicare un nuovo lavoro musicale, un nuovo concept che si dipana su due diversi album di cui questo "The Neon God: pt.1 - The Rise" altro non è che il primo episodio. Le premesse per un ritorno ai fasti compositivi di "The Crimson Idol", a detta di Blackie, ci sono tutti: una storia impegnata, una struttura compositiva articolata ed una band di tutto rispetto sorretta dal sempre presente drum-monster Frankie Banali, dal fido Mike Duda al basso e dal prodigioso Darrell Roberts alla chitarra soilista (e chi lo ha visto dal vivo sa il perchè dell'aggettivo "prodigioso") che nulla fa rimpiangere dello strepitoso Chris Holmes! Collante di tutto e vera unica mente e forza trascinante della band, Blackie Lawless, che ancora una volta, si prende cura di tutte le parti musicali su disco. Dopo questi lunghi preamboli, è sufficiente inserire il disco nel lettore per accorgersi, però, che "The Crimson Idol" è ben lontano dalla nuova produzione targata W.A.S.P., benchè l'aria che se ne respira in quest'ultima è certamente più simile a quella del menzionato capolavoro piuttosto che alle ultime uscite di fine millennio della medesima band, ed a quel "Helldorado", che risulta essere molto più solare, scanzonato e vicino al modo 80s di intendere il metal ed il rock in generale. A livello sonoro, "...The Rise" presenta un buon impatto melodico, ma pecca un pò di quella grinta sanguigna con cui i W.A.S.P. ci hanno nutrito nei loro capolavori e dal vivo. Tutto sembra interpretato da dietro un vetro o filtrato da una sordina che ne appiattisce l'impatto. Si intravede appena, il Blackie Lawless "animale" o il Darrel Roberts "frustante". Nonostante questo, durante l'ascolto dell'album, si assapora, però, in modo costante e diluito in ogni brano, quel gusto rock 70s (anche grazie ai tappeti tastieristici gustosissimi e ben inseriti in tutto il lavoro) di gruppi seminali, primo su tutti quello degli Who, band molto cara a Blackie e più volte omaggiata su disco e dal vivo. Per quanto riguarda le composizioni, non c'è da dubitare sull'alta qualità delle stesse. Ottimo songwriting, ottime strutture e la solita grande musicalità che ha fatto del sound di Lawless & Co, un vero marchio di fabbrica unico nel suo genere. Tra le canzoni da segnalare, la bella e strumentale intro "Overture", e le classiche e drammaticamente ruvide e passionali "Sister Sadie...", "What I'll Never Find", "Raging Storm". Dal punto di vista lirico, l'album si sviluppa su un concept molto articolato che vede come protagonista un ragazzo con un'infanzia difficile, il quale, nell'esperienza di strada, si ritrova ad essere investito di un carisma tale da riuscire a manipolare le menti della gente, come fosse un nuovo messiah oscuro. Non c'è molto altro da dire se non che i W.A.S.P. sono sempre e comunque un act di altissimo livello, che ascoltare uno "qualsiasi" dei loro dischi è comunque un vero piacere (compresi quelli meno fortunati o più contrastanti) e che sicuramente anche questa prima parte dell'opera "The Neon God", non potrà che far breccia nei cuori dei rockers di tutto il mondo. Aspettando il secondo capitolo in arrivo in questo stesso anno, non possiamo far altro che gustarci questa ennesima prova di un grande gruppo.

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