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THE DILLINGER ESCAPE PLAN: MISS MACHINE

data

04/09/2004
74


Genere: Hardcore
Etichetta: Relapse Records
Anno: 2004

Molto atteso questo nuovo disco dei Dillinger alla luce dei precedenti lavori e di quello che la band americana è stata in grado di offrire durante i live-set sul suolo nostrano. E se si considerano anche i livelli di esecuzione e tecnica, e l'importanza che in un certo qualmodo "Calculating Infinity" ha avuto in ambito strettamente evolutivo, l'attesa si attestava a livello esponenziale. Forte di un nuovo singer, Greg Puciato, il quintetto continua sulla strada dell'evoluzione sfornando un disco interessante e tecnicamente ineccepibile, ma per molti versi forzato, come se studiato a tavolino, ed anche poco longevo visto che dopo molti ascolti stanca, catturando raramente l'attenzione e suscitando sorpresa solo sporadicamente. Il difetto fondamentale di questo disco è l'eccessiva variabilità della proposta, essenzialmente meno estrema e portata al limite rispetto al passato, ma poco funzionale al discorso sonoro intentato dalla band visto che le caratteristiche di Puciato sono fin troppo Patton-oriented, e spesso a dir poco stucchevoli, ed i vari temi sonori affrontati sono strutturati senza la dinamicità necessaria che rende un disco del genere credibile e godibile dal primo all'ultimo secondo. La corsa naturale verso il limite organizzato è frenata, spodestata dalla volontà di voler stupire ad ogni costo quando entrano in gioco inserti elettronici e sprazzi simil-industrial deboli, da neofita del bit siderurgico alle prese da pochi giorni con i pad e le "machines" del caso, e anche quando la tensione scema verso tendenze armoniche e melodiche che spezzano il brano ma che niente aggiungono in fatto di qualità né di profitto. Di per sè il disco non è che sia materiale di poco conto, pur sempre allettante in tutte le sue sfumature tecnico-esecutive, e comunque qualitativamente (di poco)sopra la media, ma ha la spontaneità castrata da una eccessiva voglia di fare che travalica le reali capacità compositive della band, certo importanti, ma non ancora tali da tenere a bada un plot strumentale molto, ma molto impegnativo.

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