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DREAM THEATER: SYSTEMATIC CHAOS

data

12/06/2007
77


Genere: Prog Metal
Etichetta: Roadrunner Records
Anno: 2007

Nuovo album e anche nuova etichetta discografica, lasciata la storica Atlantic eccoli con l'etichetta olandese Roadrunner Records, per gli americani Dream Theater: è uscito da poco nei negozi Systematic Chaos, nono album da studio, ultima composizione di quella che può essere definita la più famosa Prog Metal band mondiale. Già ancora prima di uscire sul mercato se ne sentivano di cotte e di crude su Systematic Chaos: chi lo osannava, chi diceva che si trattava di uno dei peggior album della band, etc... Per quanto possibile cercherò di dipanare un po' la matassa con questa mia recensione, sicuro di non riuscirci appieno ma almeno sperando di aver dato un'idea a color che sono bombardati da opinioni contrastanti su questo disco. Per prima cosa bisogna fare a mio parere una valutazione chiara sulla lunga carriera della band americana, la mia opinione si basa su di una divisione netta della stessa in due parti distinte: tutto quello che è stato fatto sino a Metropolis II (escludendo il disco d'esordio con Dominici alla voce che fa testo a se) e tutto quello che è stato fatto dopo. Sino a Metropolis II i Dream Theater hanno affinato la loro musica sino a creare il capolavoro che è stato Scenes From A Memory, dopo hanno deciso di cambiare rotta in maniera netta anche perché sarebbe stato difficile continuare su quella strada senza rimanere schiacciati dal disco precedente. Da Six Degrees Of Inner Turbolence la musica del gruppo americano si è evoluta in qualcosa di diverso, qualcosa che molti dei fans non hanno ancora digerito od assimilato. Una musica nuova fatta di contaminazioni, di ammiccamenti ad altri generi e, perché no, anche ad altri gruppi musicali, pur mantenendo un collegamento al prog che li ha resi famosi. Da allora, attraverso Train Of Thought e Octavarium, i Dream Theater hanno ricreato se stessi in quella che per alcuni potrebbe essere considerata con le opportune proporzioni un'altra band: le grandi capacità tecniche del gruppo e il loro sfoggio sono intatti, ma finalizzati a fare una musica diversa spesso più dura e diretta di quella della prima parte della carriera lasciando molte volte gli ascoltatori, quantomeno in un primo momento, perplessi. Tutto quello detto sopra avviene anche in questo Systematic Chaos: 8 tracce per un totale di quasi 80 minuti che spaziano tra rimandi ai Metallica a intermezzi strumentali molto tecnici, dall'utilizzo dei distorsori alla voce ad una batteria come non mai cattiva di Portnoy. Il disco si apre e si chiude con una lunga ed epica suite intitolata "In The Presence Of Enemies", che è stata divisa in due pezzi per rendere il disco 'più leggero e non sacrificare le altre tracce' (a detta di di Portnoy); fra i due tronconi di questa canzone si evolve il disco con tutte le sue sfumature e caratteristiche. Se "Forsaken", il brano più corto dell'album, ha uno stupendo assolo di Petrucci in un contesto dominato dalla voce di LaBrie, "Constant Motion" si lancia in ritmi pesanti e molto "metallari" che si compiono appieno con la seguente "The Dark Eternal Night". Si continua con "Repetance", traccia basata sull'esperienza nell'alcolismo di Portnoy, che rallenta i ritmi e spicca per le grosse partecipazioni di molti grandi vocalist, voluti dal gruppo per portare le loro citazioni all'interno del brano (parliamo di Mikael Akerfeldt, Jon Anderson, David Ellefesom, Daniel Gildenlow, Steve Hogarth, Chris Jerico, Neal Morse, Joe Satriani, Corey Taylor, Steva Vai e Steven Wilson...). "Prophets Of War" richiama le scelte musicali di gruppi come i Muse e spicca per i suoi cori a più voci, mentre "The Ministry of Lost Souls" si propone come miglior pezzo grazie alla sua maestosità e alla sua capacità di trascinare l'ascoltatore con i suoi cambi di ritmo e spaziando tra parti strumentali ottime ed altre cantate dove LaBrie imperversa, possiamo parlare di questo brano come quello che più ci può ricordare i Dream del passato. Alla fine come si può dire di questo Systematic Chaos? Io penso che la prima cosa che tutti dobbiamo cercare di capire è che questi sono i Dream Theater del nuovo millennio, che la loro proposta musicale si sta allontanando sempre più dal passato e come tale va ascoltata senza dover per forza cercare raffronti con dischi come Images And Words e seguenti. Solo così facendo potremo accettare la nuova strada intrapresa dal quintetto americano e giudicarla di conseguenza senza per forza gridare allo scandalo o al successo senza vie di mezzo. Partendo da questo presupposto possiamo dire di essere di fronte ad un disco molto ben suonato, ma non si potevano avere dubbi in proposito, dove il gruppo ha riportato il suo nuovo modo di fare musica, che spesso si avvicina a quello di altre band del passato e del presente, e lo fa senza troppi tentennamenti o indecisioni anche se in qualche caso fa pensare che ci si poteva aspettare di più. A mio parere è stato fatto un passo avanti deciso da Octavarium, sperando che questo possa essere l'inizio di una nuova ascesa alle vette musicali. Per concludere posso dire una cosa quasi certa: vista la cattiveria di molti dei brani ci si può aspettare un fortissimo impatto ed apprezzamento live, un po' come successe per Train Of Thought.

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