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TAPROOT: BLUE-SKY RESEARCH

1936

data

05/12/2005
87


Genere: Nu Metal
Etichetta: Velvet Hammer/Atlantic
Anno: 2005

"La ricerca di un cielo blu può rappresentare qualsiasi cosa, in fondo per ogni nostro bisogno o desiderio sentiamo tutti il bisogno di rivolgerci al cielo". Così Stephen Richards cantante dei Taproot ha presentato il nuovo cd del gruppo:"Blue-Sky Research". Sembra che dopo un certo smarrimento la scena alternative/nu metal statunitense stia riprendendo vigore e dischi come quelli di Disturbed, Dark New Day, Sevendust e molti altri stanno confermando questa tendenza. Alla lista bisogna ora aggiungere "Blue-Sky Research", un cd che riappacifica con se stessi e col mondo in forza della sua bellezza. Il nuovo disco riprende i tratti essenziali dei suoi predecessori "Gift" e Welcome", ma lo fa portando il tutto in una nuova dimensione: infatti i brani di "Blue-Sky Research" risultano più aperti e ariosi, dotati in più frangenti di una carica pop, che però non annaqua mai la potenza del suono e soprattutto è usata come elemento espressivo non come espediente commerciale. La potenza di "Gift" risplende in "I Will Not Fall For You" e in "April Suits", così come la disperazione malata degli Alice In Chains che aveva segnato "Welcome" affiora in "Violent Seas" e "She", ma tali richiami appaiono sempre in una veste nuova legata alla forza delle melodie che segna "Blue Sky Research", le quali entrano ed escono in maniera spettacolarmente imprevedibile all'interno di brani come "Lost In The Woods" o "Promise". Merito di ciò va ad uno Stephen Richards migliorato esponenzialmente come cantante, rispetto alle già superlative prove del passato, ma anche il lavoro di Mike DeWolf alle chitarre risulta essenziale, il tappeto sonoro perfetto su cui s'adagia la sezione ritmica Montague-Lipscomb una garanzia di tecnica e fantasia senza eguali. La grandezza di "Blue-Sky Research" sta, comunque, nella sua capacità di coinvolgere ed affascinare fin dal primo ascolto, grazie anche alla superba produzione di Toby Wright (già con gli Alice In Chains) che rende veramente l'idea di essere persi sotto un cielo aperto. L'unica cosa che non mi aggrada è il ricorso come co-autori di alcuni brani alla vecchia volpe Bob Marlette (produttore tra gli altri delle Wilson Phillips) e a Billy Corgan (Smashing Pumpkins) visti i risultati ottenuti non c'è di che dolersene, ma penso che i Taproot non avessero bisogno del loro, comunque esiguo, contributo. A parte ciò rimane l'esaltazione per un disco che mi risulta difficile descrivere, se non dicendo che le sensazioni che ho provato ascoltandolo sono paragonabili realmente all'essere al cospetto del cielo illustrato in copertina rivangando pensieri e riflessioni assortite; una cosa è certa si tratta dell'ennesimo disco memorabile dei Taproot, fatevi un regalo e provate almeno ad ascoltarlo non riuscirete a resistergli!

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