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DROWNING POOL: Hellelujah

data

07/04/2016
73


Genere: Nu Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2016

Quando si è ritirata l'onda lunga del nu metal, è rimasto ben poco; Korn, Deftones e Mudvayne rimangono i capisaldi, mentre per le cosiddette seconde linee restano le briciole, soprattutto se non si riesce a rinfrescare il sound e se si resta schiavi del successone del debutto. I Drowning Pool fanno parte di questa seconda schiera, debuttano col botto nel 2001 grazie all'album 'Sinner' e fanno sfaceli con il singolone "Bodies". Ma ecco la mazzata che non t'aspetti, il cantante Dave Williams viene trovato morto sul tour bus mentre la band stava partecipando all'Ozzfest, e dopo il comprensibile sbandamento inizia un turbinio di singer che solo ultimamente sembra abbia trovato una soluzione con l'ingresso dal sesto album 'Resilience' di Jasen Moreno, confermato su questo nuovo 'Hellelujah'. Si nota che la band, come ha sempre fatto, è capace di sfornare pezzi d'impatto e catchy, il terzetto iniziale con "Push", "By The Blood" e "Drop" sono sintomatiche di questo, anche se alcune piccole, ma pericolose derive metalcore si fanno spazio nella voce di Jasen. Per fortuna tutto ciò svanisce col prosieguo dell'album, dove si mettono in luce svariate anime, da quella grunge - non post - di "Hell To Pay" in cui ci si accorge di non essere di fronte ad un outtake di 'Dirt' - Alice In Chains of course! - solo perchè non c'è l'assolo di Jerry Cantrell, a quella che porta ad altri generi musicali quali lo swing, di 'My Own Way". Attenzione, la band non cerca di diventare i nuovi Diablo Swing Orchestra, ma usa la stessa materia per tirar fuori uno dei pezzi più riusciti in chiave modern metal, per arrivare a quella alternative nel mood Godsmack, e quindi ancora anche la band di Layne Staley, quando si fa largo "Another Name", drammatica semiacustica piece che avrebbe fatto proseliti se non arrivasse ad un certo punto il grottesco coretto "la la lalala" che butta via quanto di buono il pezzo prometteva. Questa scelta ed alcune altre discutibili, come i cori ingenui di "Snake Chamer" e quelli ripetitivi di "All Saints day" fanno sì che 'Hellelujah' non sia nè un capolavoro - non lo era neanche 'Sinner', intendiamoci - nè un ottimo disco, ma la trascinante "Goddamn Vultures" e la strisciante "Meet The Bullet" fanno sì che il settimo full lenght dei Drowning Pool risulti quantomeno godibile, ed il solo fatto che giri già più volte nel lettore - facendo skip là dove serve - lo conferma e non è una cosa da poco in un periodo in cui l'usa e getta è di norma.

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