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SAMAEL: Hegemony

data

07/11/2017
81


Genere: Electronic Industrial Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2017

Ritornano dopo sei anni dall´ultimo lavoro i Samael. Pochi saranno ancora ignari del percorso di questa band che, partita come una realtà black, ha bruscamente virato ormai 20 anni fa con l'nsuperato 'Passage' (raramente titolo fu piu appropriato), verso sonorità industrial, salvo un paio di parentesi (l'ambient/electro di 'Era One' e il black di 'Above'). Il percorso da allora è stato coerente, anche se mai privo di novità. Il lavoro inizia in maniera convincente con un pezzo che, a partire dal titolo, pare una dichiarazione di intenti: "Hegemony" si muove agile e scattante, con quell'incedere cerimoniale/marziale/danzereccio a cui ci hanno abituato ormai da anni, sulla falsariga degli ultimi due lavori, 'Solar Soul' e 'Lux Mundi'. L'ottima produzione sembra a tratti celare reminiscenze di 'Ceremony of Opposites', l'ultima pubblicazione prima della svolta. L'opera segue per lo più su questa falsariga, con un paio di leggere cadute di tono: "Samael" pare concepita per essere anthemica, soprattutto live forse, ma è fra le tracce meno riuscite puntando forse troppo proprio sull'impatto del nome della band ripetuto piu volte; allo stesso tempo risulta inutile la cover "Helter Skelter" dei Beatles, già riproposta, in ambito hard rock, dai Mötley Crue. Ma non è il caso di dare troppo peso a queste due tracce quando ce ne vengono proposte ben tredici. Tutto il resto è all'altezza della fama dei nostri, e preferenze per i singoli pezzi, data l´uniformità qualitativa e stilistica del lavoro, sono senz'altro individuali. "Black Supremacy" parte con tastiere piu electro del solito, passa ad una feroce accelerazione quasi black per poi approdare ad un caratteristico refrain Samael. Infine "Murder or Suicide", lenta e oscura, ci ricorda tra le righe quanto dell'attuale sound fosse già presente in nuce nel già citato 'Ceremony of Opposites'. Ad un primo ascolto il lavoro lascia un po l'amaro in bocca a chi ama questa band: l'abitudine ad un percorso sempre progressivo, ad essere sempre sorpresi, impedisce di apprezzare appieno e subito quello che forse è il loro lavoro piu statico degli ultimi 20 anni. Non è cambiato molto da sei anni a questa parte. Ma superato questo momento ci si accorge che siamo di fronte ai soliti personalissimi, monumentali Samael. È questa recente immobilità, che impedisce una valutazione ancora superiore per un lavoro comunque come sempre ottimo.

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