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SAINT VITUS: Live Vol. 2

data

20/09/2016
70


Genere: Doom Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2016

Un antico adagio recita: "meglio tardi che mai", mai frase fu più azzeccata per questa release. Ebbene si, il giorno in cui una delle più influenti band del panorama Doom dà alla luce il secondo live album è arrivato; questo 'Live Vol. 2' esce dopo ben 27 anni dal precedente 'Live' datato 1990 e immortala una band in gran spolvero alle prese con il tour promozionale di 'Lillie: F-65' uscito nel 2012 e foriero di un buon riscontro, anche per il ritorno in formazione di Scott "Wino" Weinrich alla voce, storico ed amato singer della compagine a stelle e strisce ed alfiere del doom metal di matrice americana. La cornice è quella del Kulturfabrik in Lussemburgo e la setlist proposta pesca brani dai grandi classici del repertorio dei Santi, dagli esordi di 'Hallow's Victim" del 1985, presente con la opener "War Is Our Destiny" e la riuscitissima "White Stallion", entrambe dalle influenze marcatamente NWOBHM e "motorheadiane". Ma non intendiamo con questa recensione soffermarci più di tanto sui brani per sviscerarne interpretazioni o minuziose descrizioni, giacchè questi già sono noti ai possibili interessati a questo platter che di certo avranno una conoscenza, quantomeno dei loro album seminali recensiti dalle più svariate webzine. Quello che probabilmente più interessa è: "come suona questo disco?". La prima parola che mi viene in mente è "fedele"; ascoltando questo disco si percepisce la sensazione di essere al cospetto di un vero e proprio live show, non si avvertono all'orecchio manipolazioni o sovraincisioni che snaturano la dimensione live facendola perdere di fascino e rendendola artefatta. Il maestoso suono della batteria percossa da un Henry Vasquez che non lesina bordate di pura cupezza sonora, la pasta sonora claustrofobica, nasale, rende perfettamente l'intenzione ed è sposa perfetta delle liriche recitate con sentimento da Scott "Wino" Weinrich, si pensi alla sofferente "Dying Inside" ed alla rabbiosa "Born Too Late", entrambe estratte da 'Born Too Late' del 1986, capolavoro che rappresenta una vera e propria pietra miliare del doom e che in questo disco live è ampiamente tributato con la presenza di ben quattro canzoni. Il vero marchio di fabbrica del quartetto americano però è la sei corde di Dave Chandler, macinatore di riff malsani, soffocanti, fuzzosi e violentatore di assoli che rimandano alla psichedelia, grazie all'uso smodato del wha, e sfociano nel noise; proprio ai soli inoltre è dato ampio risalto all'interno del disco, in sede di produzione infatti si è scelto di incrementarne i volumi e l'effetto venutosi a creare è quello di un suono che sovrasta tutti gli altri e diventa protagonista della scena. Restano emarginati da questo pregevole lavoro soprattutto i dischi più "recenti" della band (relativamente recenti, parliamo degli anni 90), ci riferiamo a 'C.O.D.' e 'Die Healing' che seppur contraddistinti da un buon livello creativo, non trovano posto, preferendo riservarne per 'V' e per 'Mornful Cries' con due brani rappresentativi e riuscitissimi di forte impatto sulla massa, parliamo della sabbathiana "Patra (Petra)" e della monolitica "The Troll". Come è ovvio che sia, i nostri ritagliano spazio per inanellare un paio di pezzi del loro ultimo disco 'Lillie: F-65' che proprio in questo tour si apprestavano a promuovere. Parliamo probabilmente delle tracce più riuscite di un disco che poteva qualificarsi al tempo come il ritorno sulle scene dei Saint Vitus, la loro rinascita in un certo senso, portando con se romanticismi derivanti dal ritorno di Scott "Wino" che aizza la folla sulle note della mastodontica e graffiante "The Waste Of Time". Con questo disco i quattro ragazzacci di Los Angeles è come se riprendessero un discorso intrapreso oltre vent'anni fa con l'uscita del primo disco live, questo LP mostra lo stato di salute ottimo di una band che dopo anni di militanza sulle scene propone ancora il suo sound, reso ancora più coriaceo dal passare degli anni, con una coerenza ed una fedeltà alla bandiera del doom che ha ben pochi eguali.  

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