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MEKONG DELTA: In A Mirror Darkly

data

07/05/2014
83


Genere: Progressive Thrash Metal
Etichetta: Steamhammer
Distro:
Anno: 2014

Sempre troppo sottovalutati i Mekong Delta. Quanto si paga il non essere fighi, alla moda! Certo, con questa copertina da prima demo in garage da quarto liceo non li cagherà nessuno nemmeno adesso e un po' è colpa loro, che non si sono mai piegati a logiche di marketing, a parte l'uscita di due anni fa con il disco di riregistrazioni di vecchi brani. Ma poi, noi parliamo al plurale, intendendo un qualche legame tra tutti gli album della band, ma alla fine l'unico membro originario è il bassista e la sfilza di ex è davvero lunga. 'In A Mirror Darkly' è il secondo album di inediti consecutivo a vedere la stessa line up e siamo già davanti a una considerazione da tenere ben presente, visto che rispetto allo spento 'Wanderer...' sembra di essere davanti a un'altra band. Prima: un gruppetto che cercava di imitare i MD, fallendo, con troppi intermezzi e interludi che rendevano l'ascolto un supplizio. Ora: una compattezza ritrovata, in sole sette tracce, capaci di racchiudere un pensiero evoluto di intendere il prog thrash. Il vero valore di questa band va oltre l'imitazione della musica classica (quale era il loro 'Pictures At...', ammettiamolo), agli olandesi riesce benissimo, in modo eccelso, di portare le strutture della classica ("Introduction+Ouverture") nel metal, non rendere pesante un qualcosa che col metal non c'entra nulla. Che poi, se non siamo poi arrivati ai livelli dei Voivod (avanguardia) è stato proprio per la loro eccellenza all'interno di determinati confini. E forse è anche un bene che questo 'In A Mirror Darkly' sia così classicamente Mekong Delta, così tipicamente imprevedibile nelle sue composizioni a serpentina, un moto perpetuo che ubriaca e fa perdere i sensi. Non è thrash e prog, bensì thrash progressivamente graduato, le cui mille sfumature sono accentuate e sempre valorizzate. LeMar si conferma un ottimo cantante, teatrale e solido all'occorrenza, un po' troppo alla Nevermore in "The Silver In The God's Eye" e comunque più efficace nel resto del disco. Più ambizioso di 'Lurking Fear', che pure era ottimo, ma si ricollega in modo minore al thrash rispetto a questo.

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