SACRED DAWN: GEARS OF THE MACHINE
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29/06/2008Gli americani Sacred Dawn sfornano il loro debut "Gears Of The Machine", e subito mettono in chiaro una cosa: il contratto se lo sono guadagnato. Le capacità ci sono, e sono ben evidenti, sia a livello tecnico che di songwriting; a questo si aggiunga una produzione notevole, che riesce a sottolineare ogni passaggio ed ogni strumento lungo tutto il variegatissimo disco. Band dalle tinte mutevoli, un po' Megadeth e un po' Firewind, un po' Kamelot e un po' Sacred Dawn, questi quattro ragazzi ci sanno davvero fare: "Gears Of The Machine" è un disco che non stanca, che anzi non permette nemmeno di distrarsi, tante e tanto studiate sono le variazioni al suo interno, che vanno da passaggi puramente melodici a cavalcate di pura violenza con una naturalezza davvero impressionante. E sopra a tutto, la voce di Keller ipnotizza, saltando da timbriche degne di Kotipelto a stacchi alla Halford. Gli ingranaggi della macchina sono ben oliati, ed i tredici pezzi che compongono il disco scorrono fluidi l'uno dopo l'altro, creando atmosfere che vanno dall'estremamente cupo ('White Road, Blak Sun') al diabolicamente allegro (l'opener '(Worlds Apart) The Desire'), fino a rendere assolutamente naturale la presenza della rielaborazione di 'The Devil Went Down To Georgia', storico pezzo southern targato 1979 della Charlie Daniels Band. E' difficile cogliere appieno le mille sfaccettature di questo disco se non dopo parecchi ascolti; ciononostante, mi sento di garantire che questi verranno spontanei e tutt'altro che pesanti. A questo punto, se questo è il debut, non vedo l'ora di scoprire come questi quattro evolveranno; nel frattempo, mi godrò "Gears Of The Machine", e penso che lo ascolterò ancora parecchio...
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