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ORION: Builders Of Cosmos

data

17/08/2016
80


Genere: Stoner Rock, Space Rock
Etichetta: Taxi Driver Records
Distro:
Anno: 2016

Membri della scena underground italiana provenienti da band quali Peawees, Army Of Angry Youth e Mexican Mud tra gli altri, uniscono le forze per creare una costellazione pregna di spazio e stoner. Questa costellazione si chiama Orion, e grazie alla Taxi Driver Records arriva al disco di debutto. E scusate il francesismo, ma lo devo dire: cacchiolina che debutto! Un concentrato di stoner diretto in your face, che pesca a piene mani da gruppi simbolo del genere come Kyuss e Karma To Burn. Una mezz’ora di pura adrenalina, in cui lo scapocciamento ed il movimento continuo sono le vere costanti. Il pezzo iniziale intitolato “Intro”, di intro ha solo il titolo, perché è un pezzo vero e strutturato, il pezzo dalla durata più lunga, che dopo un inizio quasi di studio, si erge prepotentemente con tutti gli strumenti a disposizione chiarendo da subito le intenzioni degli Orion. E si entra subito di prepotenza nelle roboanti atmosfere stoner, in un deserto senza fine, con i cactus a provare a fare un po’ ombra, assolutamente e volutamente senza riuscirci. Il loro suono è pesante, denso e corposo, ma carico di fascino, che tiene stretto  l’ascoltatore alle casse come un pitone fa con la propria preda. E si continua a martellare su quella batteria ed a creare linee ruvide di chitarra anche in “Alone With You”, dove presenzia presso luoghi non conosciuti la voce di Matteo Signanini (ex Woodwall). La sua voce sembra comunque rimanere in secondo piano rispetto alla preponderanza degli strumenti, in primis le chitarre dello stesso Signanini e di Andrea Ricci, e la batteria guerrigliera di Pietro Virgilio. Il loro è un viaggio totale, e lo testimonia appieno il brano “Builders Of Cosmos”, zeppo di sonorità spaziali e ritmi possenti dai quali è molto arduo uscirne senza alcun sintomo di cervicale e torcicollo. Su questo ci viene di ausilio la chitarra acustica finale, che dà quel tocco di respiro e ci fa rifiatare prima delle botte conclusive date da “Over And Over”, che induce a violenze incontrollate, e “Lost Again”, caratterizzata dalla acida voce di Signanini e da suggestive linee di chitarra particolarmente melodiose. Per essere un debutto, si può dire che gli Orion sono partiti con tutti i piedi giusti. Ora resta solo che confermare tutto il buon lavoro in sede live (cosa che sicuramente avverrà), e mantenere questi livelli anche in futuro.

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