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MAYHEM: CHIMERA

data

04/04/2004
85


Genere: Black Metal
Etichetta: Season Of Mist
Anno: 2004

Breve premessa: questo è il NUOVO disco dei NUOVI Mayhem. NON è, e NON VUOLE ESSERE, il nuovo De Mysteriis. I Mayhem sono tornati. Vi ricordate, ci avevano promesso che "Chimera" sarebbe stato il disco che li avrebbe riportati sul trono che spettava loro di diritto... non nego che anch'io ho sentito puzza di St, Anger a una dichiarazione del genere, ma devo ammettere, anzi sono felicissimo di ammettere, che i Mayhem mi hanno fregato, e hanno tirato fuori un album che non mi sarei mai aspettato. Non ho timore di dire che "Chimera" rappresenta, per me, un vero disco di black metal "moderno", un modo di intendere la musica più malvagia e cruenta mai concepita che è veramente "al passo coi tempi" senza snaturare le radici di un genere come questo, in cui le sperimentazioni (e la storia recente dei norvegesi insegna) rischiano di cadere nel baratro del pretenzioso... quando non del ridicolo! L'apertura del disco è geniale: un accordo dissonante seguito a distanza di 1 secondo circa dal terremotante, irresistibile attacco di "Whore", un brano di 2 minuti che sfodera da solo metà della violenza contenuta nel disco, che infatti preferisce concentrarsi su soluzioni più chiuse, più ossessive e tenebrose. Questa scelta è, secondo me, da premiare, in quanto le cose migliori qui i Mayhem le sfoggiano proprio nei momenti "riflessivi", dove fra l'altro si vanno ad annidare geniali sperimentazioni (comprese sporadiche clean vocals di incredibile e inquietante spessore), o ritmiche decisamente inusuali che contribuiscono a rendere il lavoro di assimilazione non proprio immediata. L'insieme musicale è molto moderno, spesso troviamo partiture dilatate e in continua ristrutturazione, o riff talmente alieni da sembrare troppo disarmonici persino per gli stessi Mayhem, ma quello che rende Chimera veramente particolare è la sua ossessività, la sua spietata claustrofobia... che purtroppo però lo rende anche meno appetibile, visto che il livello medio delle canzoni, se pur buono, non raggiunge mai picchi di eccellenza, tranne nella magnifica "Rape Humanity With Pride" e "My Death", i brani migliori della sintetica tracklist. Queste sensazioni così inquietanti e sottilmente blasfeme sono merito essenzialmente di due elementi: chitarre e batteria. Il riffing di Blasphemer è, per la prima volta a mio avviso, veramente grandioso in questo disco: l'alternarsi di smitragliate black metal e drammatici intermezzi quasi sabbathiani crea un effetto assolutamente alienante, e canzoni come "Rape Humanity With Pride" o "Slaughter Of Dreams" devono moltissimo al minimale, atroce rifferama, che può persino ricordare gli Arcturus più schizoidi. Hellhammer dietro le pelli, invece, è l'elemento più in vista dell'intero disco. Blastbeat micidiali, tempi impossibili alternati a momenti di vuoto e buio totale, rendono "Chimera" ancora più difficile e inquietante. Il tutto, poi, è valorizzato da una produzione che, come dicevo prima, è perfetta, impeccabile e cesellata a meraviglia, ma non è mai ampollosa o forzatamente "bombastic" come sempre troppo spesso si sente negli strascichi commercialotti di certi black metallers pentiti (a-ehm...), anzi è fredda, secca, gelida e claustrofobica, in pieno accordo con le atmosfere plumbee e soffocate del disco. Unico punto debole, in chiusura, la voce. Mi dispiace, Maniac sarà tutto quello che volete, ma di cantanti black metal migliori di lui ce ne sono a bizzeffe. Il suo screaming continua a non convincere, risulta persino fastidioso, soprattutto pensando che con un altro cantante questo disco avrebbe acquistato ancora più carisma e fascino.

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