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ISOLE: Born From Shadows

data

28/10/2011
87


Genere: Epic Doom Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2011

Se siete stanchi di aspettare il nuovo Solstice o Candlemass, e cercate qualcosa che vi ricordi i tempi d'oro delle band avendo un suono ovviamente moderno, poderoso, epico, sinfonico e magniloquente con una produzione di assoluto livello, ma spirito e melodia come ai vecchi tempi, allora avete trovato la band che fa per voi. Voce pulita dotata di grande profondità, molto espressiva, sinfonica al punto che può considerarsi uno strumento aggiunto ed imprescindibile che riesce ad evocare tutta la sofferenza che ci può essere in un omelia funebre fatta da un prete carismatico; ma non solo anche growl e demonica all'occorrenza. Epic doom metal con chitarre accordate molto basse, tastiere siderali che supportano ritmiche rallentate, dolorose, sinfoniche, sofferte, e luttuose (non potevano certo mancare le campane a morto), ma che non disdegnano di fare incursioni in territori black sinfonico come in "Born From Shadows". Gli Isole con questo disco festeggiano i 20 anni di carriera (dei quali i primi tredici a nome Forlorn), scanditi da continui cambi di etichetta (I Hate, Cyclone Empire, Napalm Records, No Remorse); non conosco i precedenti lavori, ma se devo basarmi su ciò che ho tra le mani saranno sicuramente da recuperare al più presto possibile. Quello che risalta fin dal primo ascolto è la lunghezza dei brani (7-10 min) che nonostante la durata non scadono mai nella monotonia di soluzioni ridondanti, scontate o noiose. Al contrario si sente la necessità di ripartire da zero per tornare a soffrire riascoltandoli. Monumentali "The Lake" e "My Angel" (introdotta da un piano sepolcrale da brividi), riescono con forza a toccare le corde dell'anima e farle vibrare, in assoluto i brani migliori dell'intera opera, non che gli altri siano inferiori, ma semplicemente le tracce in corsivo hanno quel quid in più di sinfonico e sofferto; "Black Hours", dall'intro stoner, crea temporaneamente una deviazione di percorso rispetto al resto del disco per poi rientrare nei binari canonici, echi dei My Dying Bride si odono in "Come To Me" e "Condemned".

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