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ANTHRAX: AMONG THE LIVING

data

05/11/2003
100


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Island
Anno: 1986

Allo stesso modo in cui non è possibile discorrere di letteratura italiana trascurando l'immortale opera di Dante, così è impensabile analizzare il movimento thrash metal senza considerare "Among The Living", terzo album dei newyorkesi Anthrax e imprescindibile pietra miliare del citato genere musicale. Non un brano mediocre, non una rullata fuori posto, nemmeno un minimo calo di pathos nel canto: un album che definire perfetto può apparire perfino riduttivo! L'opener che dà il titolo all'album è ispirata, così come la frontcover, alle vicende narrate da Stephen King in "L'Ombra Dello Scorpione" e all'inquietante figura di Randall Flagg, riuscita incarnazione del male che serpeggia "Among The Living": una traccia veloce, efficace, con un Belladonna che prende da subito le redini del carrozzone Anthrax e lo guida con una classe naturale senza la minima esitazione. Ancora piacevolmente intontiti dalla prima traccia, affrontiamo impavidi la seconda, un'ondata thrash metal di dimensioni epocali, che travolge l'ascoltatore grazie ad un incedere martellante e ad un ritornello orecchiabile che verrà in seguito urlato dalle platee di tutto il mondo: "Caught In A Mosh" è una canzone di quelle che contribuiscono ad assegnare agli Anthrax un posto di privilegio nella storia del metal, e che contribuisce non poco a fomentare la leggenda di questo lavoro. Con "I Am The Law" affiora il lato più spensierato della band, dato che il pezzo è ispirato al fumetto fantascientifico del giudice Dredd, riproposto anche sugli schermi televisivi col volto di uno Stallone ancora decente. I ritmi sono relativamente più lenti rispetto a quelli dei restanti brani, ma il risultato finale convince comunque in pieno, facendo di "I Am The Law" un altro caposaldo fondamentale della storia del combo made in USA. Accanto a quelle che possono essere considerate tematiche adolescenziali (per esempio il fumetto di sopra), gli Anthrax affiancano argomenti decisamente più maturi, denunciando da una parte il dilagante problema della droga tra i giovani in "Efilnikufesin" ("Wasting your life, no future is bright, dancing on your grave, living like a slave"), dall'altra gli abusi dell'uomo bianco consumati contro gli Indiani Nativi d'America in "Indians" ("Original American turned into second class citizens"). In entrambi i casi la ruvidità delle rasoiate di Scott Ian e la compatezza del muro sonoro fungono da perfetta cornice a testi incredibilmente arguti. Un altro omaggio alla "musa" King è rappresentato da "A Skeleton In The Closet", che, sostenuta dal perfetto lavoro di Benante alla sua batteria, riesce perfettamente ad interpretare il cinismo del racconto "Un Ragazzo Sveglio" (contenuto nella raccolta "Stagioni Diverse") del Re del Brivido. Tra gli episodi che più hanno risvegliato in me primordiali istinti da headbanger non posso certo fare a meno di tirare in ballo "A.D.I./Horror Of It All", mastodontica cavalcata thrash metal caratterizzata da una spirale di rabbia vorticosa posta in apertura, che poi si dirada nella classica canzone con ritornello, per poi tornare a far male in chiusura, con ritmi devastanti e un Belladonna che ancora una volta mostra al mondo cosa significhi essere lo screamer per eccellenza di un act come gli Anthrax. Prima dei titoli di coda, l'ultima gemma, "Imitation Of Life", che sembrerebbe cominciare col freno a mano volontariamente tirato, ma che dopo pochi istanti si libera di ogni inibizione esplodendo in tutta la sua deflagrante potenza. Voglio ripetermi. Non un brano mediocre, non una rullata fuori posto, nemmeno un minimo calo di pathos nel canto: un album che definire perfetto può apparire perfino riduttivo!

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