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ANAAL NATHRAKH: IN THE CONSTELLATION OF THE BLACK WIDOW

data

11/08/2009
75


Genere: Post Black/Grindcore
Etichetta: Candlelight Records
Distro:
Anno: 2009

Ricordo ancora la meraviglia che destò il duo britannico in occasione dell'ultima release, 'Hell Is Empty, And All The Devils Are Here', ed è per questo che sono particolarmente meravigliato da questa nuova uscita, stavolta non con il solito microlabel ma addirittura con la Candlelight. Eppure questo nuovo album dal titolo chilometrico è uscito in sordina, praticamente, e confrontato all'album precedente (e potremmo dire anche a quello prima) lascia alquanto spiazzati. L'aura oscura del passato, la forte industrialità che trasudava dagli album passati qui lascia posto alla violenza più estrema e priva di compromessi. Il duo ritorna in un certo senso ai primi tempi, cioè quando c'era spazio solo per un Black metal modernissimo (mai come in questo album, per via della produzione) accostato a una'indistruttibile struttura grind. Quindi le spaventosa urla di V.I.T.R.I.O.L. (il noto Dave Hunt dei Benediction) sovrapposte all'infernale blast beat di Irrumator e dai suoi riff che balzano allegramente da discorsi vagamente Black fino a ciò che i Napalm Death hanno detto e fatto negli ultimi tempi. E se la title track che apre il disco stupisce per la sua capacità di essere ferale e pulita allo stesso tempo con l'inaspettato coro di Dave, per il resto si tratta di colpi da orbi, da serio trauma cranico. La formula è sempre la stessa, violenza e devastazione con brevi pezzi dalla potenza nucleare che però peccano di scontatezza e ripetitività in certi passaggi, deludendo così tutte le buone aspettative nutrite da chi, come il sottoscritto, apprezza gli Anaal Nathrakh dai tempi di 'The Codex Necro'. Batteria a mille, qualche coro pulito messo lì con poca convinzione (sempre meno in confronto al passato, comunque sia) e i soliti riffoni tiratissimi, capaci di perforare timpani e tempie di chi ascolta. Per l'amante dell'estremo tutto ciò è oro, ma per chi vuole essere oggettivo qui parliamo di regresso. Peccato.

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