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ALRAKIS: Echoes From Eta Carinae

data

28/04/2018
69


Genere: Atmospheric Black Metal, Ambient
Etichetta: Self Mutilation Services
Distro:
Anno: 2018

Dopo sette anni, quando ormai era legittimo pensare che questo progetto fosse giunto al capolinea (il suo misterioso artefice è da tempo praticamente invisibile in rete) arriva il secono lavoro di questa band berlinese. La loro prima uscita era stata accolta con entusiasmo e non si erano lesinati i paragoni con i Darkspace, maestri del (sub-)genere, cioè il black metal atmosferico di inspirazione spaziale, alternato con parti ambient. L´approccio degli Alrakis alla materia non aveva avuto la stessa violenza dei piu illustri modelli, nondimeno il paragone non era sembrato del tutto fuori luogo: accanto ad alcune differenze, quali ad esempio un approccio piu malinconico a rappresentare un universo piu desolato che ostile, le similitudini non mancavano: composizioni lunghe, relativamente monotone, con stacchi improvvisi a dividerle in sezioni riconoscibili. Sul tessuto sonoro di tremolo picking e drum machine, per lo piu mid tempo nel caso degli Alrakis, si stagliavano il cantato, disperato e violento, tipicamente black dell´enigmatico A1V. Per questa nuova opera è stato scelto di farne una unica traccia da 52 minuti. Il titolo rimanda ad una stella binaria la cui componente prinicipale è una stella ipergigante, destinata probabilmente a concludere la sua esistenza in una ipernova. Quale eco aspettarsi allora da un simile fenomeno dell´universo? Purtroppo di ben altra entità rispetto a ciò che gli Alrakis ci propongono. Ci vogliono ben 10 minuti perchè qualcosa che rimandi a meastosità e potenza si palesi, al che erompono gli usuali elementi del sound dei nostri, solo con un ulteriore accento malinconico. Non esattamente lo sviluppo che avrei auspicato. Dal minuto 10 al minuto 40 le parti di black atmosferico (malinconico) e ambient si alternano in un rapporto di 2 a 1, per giungere ai conclusivi 12 minuti che, come per i primi 10, ci lascia a cercare di percepire un'eco fin troppo lontana e statica con il suo ambient. In conclusione un deciso passo indietro rispetto al primo lavoro, che annoverava un black, ancorchè atmosferico, non privo degli elementi caratteristici del genere, che a loro volta possono efficacemente rimandare ad un universo sconosciuto, oscuro e quindi potenzialmente minaccioso. Qui le parti black sono inefficaci e affogano, per durata ed impressione globale, nell´ambient piu immobile. Una lunga attesa e un concept accattivante vanificati da una realizzazione che poco ha a che fare col concept stesso: a che servono rimandi a una delle piu devastanti forze del nostro universo, quando l´eco della stessa si riduce a questo? Se sleghiamo l´ascolto da queste considerazioni la fruizione può trovare un senso, l´ambient con parti black di questo genere a increspare un po' la superficie ha un suo perchè ed un suo pubblico, ma non va dimenticato che l´associazione concept-sound è opera dell´artista stesso e quindi trovo appropriato valutare il tutto nel suo complesso. Per chi apprezza musica "pesante" qui c´è troppa poca carne al fuoco. Qui l´universo è ormai quasi inerte.

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