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TEMPERANCE

Non essere mai scontati e cercare sempre di proporre nuove idee, in un continuo e costante percorso di evoluzione della propria arte. Questo è il concetto di base dei nostrani Temperance, band 'modern metal' che fin dai suoi esordi ha sempre e progressivamente alzato la propria asticella, raggiungendo un livello musicale molto alto. Non a caso, una grossa label come Napalm Records ha voluto promuovere questa band per la pubblicazione dell'ultimo album 'Viridian'. Dell'album e del percorso di miglioramento della band ne abbiamo discusso con Marco Pastorino, chitarrista affermato nel panorama metal italiano, nonché parte del poliedro vocale che attualmente colora i Temperance.

Ciao Marco. Ormai con ‘Viridian’ vi siete addentrati nella versione 2.0 dei Temperance. Una formazione ampiamente rinnovata rispetto agli esordi. Dato che sei il componente ‘storico’ della band assieme al bassista Luca Negro, noti dei punti di convergenza in fatto di alchimia personale e professionale tra gli inizi dei Temperance con la prima formazione e quella attuale? Grazie per le belle parole. Insieme a Luca abbiamo notato che negli anni molte cose sono cambiate, e se siamo diventati quello che siamo nel 2020 è grazie a tutto quello che è successo all'interno della band stessa; ogni membro ha portato qualcosa ed è stato importante in quel momento storico. Siamo felicissimi di quello che sono oggi i Temperance ma allo stesso tempo orgogliosi di tutto quello che è stato fatto, di album in album con le vecchie formazioni.

‘Viridian’ è un album che ha visto la formazione attuale lavorare e confrontarsi sin dal principio. Dal punto di vista della costruzione dell’album e delle parti in causa interessate, quali sono le differenze che si possono riscontrare tra l’ultimo album e il precedente ‘Of Jupiter And Moons’? Praticamente per ‘Jupiter…’, al momento della scrittura, non sapevamo ancora chi sarebbe stato il cantante – o nel nostro caso i cantanti – e praticamente l'album era stato scritto tutto da me. Con 'Viridian' l'approccio è cambiato naturalmente, l'80% dei brani è stato scritto nuovamente da me, ma ci sono anche alcuni pezzi di Michele (Guaitoli), ed inoltre vista la notevole quantità di live e di tempo passato insieme dal 2018 ad oggi in tour, abbiamo sviluppato un'amalgama ed un'alchimia tale che ha portato 'Viridian' ad essere un concentrato di musica in cui ognuno mette in gioco le proprie qualità strumentali, liriche, ecc.

I Temperance ora sono formati da ben tre voci, tutte ben diverse l’una dall’altra. Ascoltando i vostri ultimi due album, si sente una graduale compattezza e una riuscita amalgama tra di voi. Da quando tu, Michele e Alessia (Scolletti) avete iniziato a collaborare insieme, è durato un attimo questo connubio vocale, o ci sono state delle fasi di assestamento? Da quando a gennaio 2018 abbiamo chiamato Alessia e Michele per un possibile provino, il passo è stato super breve; ci siamo subito trovati a trovare una super alchimia, ma al tempo stesso noi siamo tipi di persone che si mettono continuamente in gioco, per alzare il proprio livello, oltre a quello di band naturalmente. 'Viridian' ha fatto mettere in campo qualcosa di più rispetto al disco precedente dal punto di vista vocale, ma siamo sicuri che questa “escalation” continuerà ancora e cercheremo di spingerci sempre un po' più in la e non rimanere ancorati alla classica zona di comfort.

Parlando invece della musica, ‘Viridian’ mostra una varietà di stili e di approcci molto estesa. Questo è il frutto delle singole tendenze e background musicali di ciascuno di voi? Ogni disco racchiude qualcosa di nuovo per noi da sempre e cerchiamo sempre di cambiare qualcosa che sia nel modo di registrarlo, piuttosto che in quello di concepirlo ecc. Per questo lavoro io e Michele, più di un anno fa ormai, ci siamo trovati per una settimana in un cottage in mezzo alle montagne, nel mezzo del nulla, senza alcun tipo di distrazioni. Lì abbiamo potuto lavorare con calma a brani che entrambi avevamo scritto e portato per il disco nuovo. Avevamo un totale di 20 brani, scremati poi a 13-14 brani tra release ufficiali, bonus e quant'altro. E' stato un qualcosa di magico che sicuramente ripeteremo in futuro, anche per entrare totalmente nel mood del disco senza pensare ad altro. Naturalmente poi prima di entrare in studio a registrare, abbiamo passato alcune giornate con tutti i ragazzi della band in sala prove per poter affinare ogni canzone e lì le influenze di ognuno sono venute fuori – da un pattern di batteria, ad un groove di basso ecc. – donando ancora più personalità al disco.

Osservando quindi questa varietà di stili, ritenete che non ci sia un brano in particolare che rappresenta principalmente il senso di ‘Viridian’ e che lo ponga come manifesto? Anche se si distacca totalmente da ogni brano, io vedo "Catch The Dream" come mero manifesto, quasi come volesse gridare il senso di “diversità” di questo lavoro, delineando una linea di demarcazione che in realtà non esiste e mai esisterà nei Temperance, lasciandoci così spazio nel futuro a poter percorrere qualsiasi strada.

Marco Pastorino (photo by: Tim Tronckoe)

Pensi che qualche brano di ‘Viridian’ potesse essere idoneo anche negli album precedenti? Tutti e nessuno. Tutti i nuovi brani sono quello che sono grazie a quello che è stato fatto prima e grazie all'esperienza che questa formazione ha fatto dal 2018 ad oggi.

Vocalmente parlando, qual è il brano di ‘Viridian’ che vi ha messo più a dura prova, sia come modo di cantare che come scrittura della canzone? E' stato un lavoro vocale a 360 gradi. Con qualsiasi tipo di vocalità, più dura, più pop, soul, rock, metal ecc. Ci siamo divertiti come pazzi ed abbiamo sperimentato molto. Non saprei citarti un brano in particolare, ma “sperimentare” è il verbo giusto da usare in questi casi. Avevamo dei dubbi su chi avrebbe cantato determinate parti ad es. e ci siamo ritrovati a registrarne tre versioni- una ciascuno – per poi scegliere chi rendeva meglio in quel determinato spazio.

‘Viridian’ è stato pubblicato per l’etichetta Napalm Records, dopo aver passato tutta la vostra carriera con la nostrana Scarlet Records. L’interesse della Napalm su di voi è nato all’improvviso, o c’erano già da qualche tempo delle premesse finalizzate alla pubblicazione del nuovo album? Poco dopo l'uscita dei primi singoli del disco precedente, abbiamo iniziato a ricevere diverse proposte di tour, tra cui un paio di tour organizzati da Napalm stessa. Nel bel mezzo del secondo tour, i ragazzi di Napalm c'hanno chiesto la nostra eventuale disponibilità a valutare un deal comune e dopo poco tempo siamo arrivati alla firma. Eravamo già impegnati alla scrittura embrionale di 'Viridian' e così dopo poco tempo, l'album ha preso la sua forma.

Cosa avete lasciato di importante di Scarlet Records e che, eventualmente, un’altra label (più piccola o più grande che sia) non è in grado di darvi? Con Scarlet abbiamo lasciato una label a cui saremo sempre legati, sia a livello professionale che d'amicizia. D'altronde se abbiamo fatto molte cose ed arrivati a determinate cose , è anche grazie al loro lavoro. In Napalm abbiamo trovato da subito – anche se in una label grande non è mai scontato – un team molto unito e a suo modo familiare, pronto a lavorare a testa in bassa in funzione della band. Non possiamo che esserne più che orgogliosi.

Marco Pastorino e Michele Guaitoli (photo by: Cristiano Celeghin)

A seguito di ‘Of Jupiter And Moons’ avete fatto un sacco di date in giro per l’Europa, mantenendo comunque una buona dose di concerti qui in Italia. Per promuovere ‘Viridian’, invece, avete optato di suonare in Italia solo per i release party, programmando poi una serie di concerti solo all’estero (con la speranza che si riesca a farli…). C’è un significato preciso dietro questa vostra decisione? Abbiamo deciso di suonare solo due show indoor in Italia per una serie di motivazioni; in primis per dare il giusto risalto a 'Viridian' con due show speciali e cercare di trasmettere un segnale verso il pubblico italiano, supportare le band nostrane e vederle per quello che sono, delle entità che stanno cercando di lavorare in modo più professionale possibile per proporre lavori sempre più di qualità. Ed inoltre naturalmente negli ultimi anni abbiamo suonato moltissimo in Italia (e ne siamo orgogliosi), ma ora è giusto dare spazio anche ad altri paesi in cui siamo passati poco ed altri in cui il nome Temperance ancora non è arrivato.

Inoltre, continuando a riflettere su questa decisione, siete soddisfatti del seguito che avete avuto, e avete tuttora, in Italia? Siamo molto contenti del feedback del nostro paese, ma siamo sempre stati il tipo di band mai disposto ad accontentarsi. Quindi continueremo a cercare di allargare il nostro seguito e di espanderci con show sempre più di livello, che possano far divertire e far vivere una serata bellissima a chi ci viene a vedere.

Pensi che il metal moderno, come lo approcciate voi, possa avere ancora in generale dei margini di miglioramento e di evoluzione? Hai notato delle band che riescono sempre a proporre delle idee nuove? Tutto può essere migliorato, non dipende solo da noi aggiungerei ma anche dal sistema, dal pubblico e dal responso. Immagina come una semplice e piccola band potrebbe migliorare a livello qualitativo, di show, d'immagine e quant'altro, se di colpo la band venisse seguita dal doppio delle persone; il gruppo stesso potrebbe investire cifre molto più importanti su di uno show molto più definito, strumentazioni di livello superiore, ecc. Oggi inoltre abbiamo la possibilità di confrontarci sempre di più con band da mezzo mondo sempre più forti e questo non può che essere un bellissimo input per continuare l'evoluzione di un progetto e poter portare qualcosa di “fresco” per ogni band.

Da ultimo, dato che comunque siete in giro da non molti anni nonostante siate già un nome consolidato: prova a convincere un ascoltatore che ancora non vi conosce ad avvicinarsi alla vostra proposta e ad ascoltare ‘Viridian’. Molte volte il nostro inconscio non valuta nemmeno di dare un ascolto a qualche band che non abbiamo mai ascoltato, come non diamo possibilità ad un libro di essere letto o ad un film di essere visto semplicemente perchè la “copertina” non c'ispira così tanto. Ma mi è successo talmente tante volte di essere spiazzato dal contenuto di quel film o di quel libro, che mi ha sempre riempito di meraviglia il fatto che ci possa essere qualcosa d'interessante e di così inatteso. Il discorso non vale solo per 'Viridian' ma anche per tutte quelle altre band che potrebbero valere anche pochi minuti di ascolto. Quindi, fatelo!

Copertina di 'Viridian', uscito lo scorso 24 gennaio per Napalm Records
 

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