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MANUELE FRAU

Non capita spesso di incontrare un artista che, nonostante la relativa giovane età, abbia già percorso trasversalmente generi molto distanti tra essi (dark/wave, doom metal, crust, kraut rock, dark ambient/jazz), suscitando interesse ed attenzione attraverso l'utilizzo di diversi strumenti in altrettante band. Noi lo abbiamo cercato ed incontrato. Manuele Frau.

Parlaci di te e dei tuoi trascorsi musicali (band, vicissitudini, etc). Nasco a Roma nel dicembre del 1986. Nel periodo dell'adolescenza ho imbracciato il primo strumento in maniera seria, la chitarra. Era una vecchia Ecko semiacustica degli anni '60 recuperata a casa dei nonni in Sardegna durante vacanze estive. I primi accordi li ho imparati su "I" dei Led Zeppelin e "Paranoid" dei Black Sabbath. A dire il vero il primo reale approccio con uno strumento è arrivato molto prima con una piccola tastiera Casio intorno ai 4 anni. Lì ho iniziato a suonare le prime note musicali liberamente, è stato talmente bello da segnare per sempre la mia vita.

Quali sono i tuoi ascolti e quali band ti hanno influenzato? Non amo le etichette, non saprei quali generi citare per primi perchè ho ascolti vari. Subisco da sempre la fascinazione per la musica in generale, a patto che trasmetta realmente qualcosa, le giuste "vibrazioni". Se proprio vuoi che ti faccia una lista cito tre progetti diametralmente opposti: Tears For Fears, Popol Vuh, Deep Wound. Mentre scrivo e rispondo a questa intervista ascolto dell'ottimo jazz d'avanguardia: Trigg and Gusset, band olandese e contemporanea.

Come hai fatto a passare attraverso band che hanno coperto generi musicali molto distanti tra loro; dal crust dei Dirty Power Game al doom dei Blackland passando per la dark/wave dei Der Noir, fino ad approdare al kraut rock del progetto omonimo? Penso di averti svelato il perchè nella domanda precedente. Dipendo dalla musia e da tutte le sue sfaccettature, tendo ad immedesimarmi in stati d'animo disparati e per questo ho adottato, musicalmente parlando, punti di vista differenti. Nelle band che hai citato ho avuto ruoli diversi con strumenti diversi, ho mutato la mia forma e continuerò a farlo.

Per creare un'aurea di culto (specie per tutto ciò che è vintage e proviene dagli anni 70), o per ispirare maggiore curiosità in chi ti ascolta non sarebbe stato meglio pubblicare i lavori del nuovo progetto solista con un moniker diverso, ad esempio il nome di una band? Appunto, perchè è il mio progetto solista ho preferito utilizzare nome e cognome, un po' per distaccarmi da ciò che ho fatto in passato e dagli artisti con cui ho collaborato, un po' per non nascondermi dietro ad un entità astratta e sottolineare in maniera diretta la mia unica e sola presenza nei lavori, la mia visione musicale di quel preciso momento.

Non abbiamo notizie dei Der Noir da un po’. Puoi dirci qualcosa di più? Dirti se torneremo insieme o no, non saprei, preferisco lasciare al futuro questa risposta. Dopo la grande pausa a seguito di 'A Certain Idea of Love' ognuno di noi ha voluto concentrarsi su nuovi progetti, cosa naturale dopo aver detto già tanto in tre dischi e svariati concerti. Per quanto mi riguarda Der Noir è un bellissimo ricordo ormai distante. In seguito con Luciano Lamanna ho continuato a collaborare per vie traverse, sia per il mio 'Iter Subterraneum' uscito sulla sua Multiple Records, sia sul suo nuovo album solista 'Sottrazione' da poco uscito per l'ottima e italiana Boring Machines. Nel brano "Mai come prima" ho avuto la possibilità di sperimentare con la chitarra come piace a me. Davvero un ottimo disco.

Come mai hai scelto di far uscire il nuovo lavoro 'Iter Subterraneum' in un formato obsoleto come la cassetta? Ho già fatto un uscita in musicassetta nel 2015 su Loveblast con il primo self titled di 'Bohemian Klub' (side project con membri Der Noir e Tiresia Raptus). Vado pazzo, come tanti altri, per il tipo di packaging e per la resa sonora dei nastri, lo considero un formato di "culto" che lavorato graficamente può diventare un vero e proprio pezzo di arte; per 'Iter Subterraneum' questo è stato possibile grazie a Giandomenico Carpentieri (Yard Press), II suo bellissimo lavoro grafico ha centrato in pieno l'atmosfera del disco, ne sono davvero entusiasta. Per chiudere penso che ci sarà sempre qualcuno che acquisterà formati "obsoleti" proprio per questo motivo, per l'oggetto in sè, per collezionismo. Per chi non ha questa passione c'è sempre il digitale che si può acquistare e ascoltare comodamente con lo smartphone, l'importante è supportare in qualsiasi modo gli artisti.

Come sei finito a collaborare con i Macelleria Mobile di Mezzanotte? Ho iniziato sull'ultima uscita della band "Hiver Noir" per Subsound Records. Conosco il sassofonista Pierluigi Ferro dai tempi delle medie. Con Lorenzo Macinanti gestisco un enoteca di vini naturali a Roma nel quartiere Prati, si chiama SOLOVINO, è il posto dove riusciamo a condividere le nostre passioni principali: buona musica e naturalmente buon vino! Stimo il fondatore della band Adriano Vincenti e altrettanto il mitico Riccardo Chiaretti, sono onorato di aver avuto la possibilità di collaborare con loro. Sarò presente anche nel prossimo disco, stiamo registrando le prime idee, a breve ci saranno delle news a riguardo.

Hai intenzione di suonare dal vivo i nuovi lavori? I lavori solisti sono rimasti sempre un discorso prettamente da disco essendo incentrati su sonorità dilatate, atmosferiche e psichedeliche. Credo sia più facile apprezzarli a casa su un buon impianto o meglio in cuffia, magari mentre si viaggia in macchina o in treno verso chissà quale destinazione, da soli. Essendo nati in momenti di distacco totale li considero quasi devi lavori "sospesi" rispetto a quelli prodotti con le altre band con cui ho collaborato. Ecco perchè ho deciso di non suonarli live, ai concerti ho preferito portare altre situazioni musicali più adatte ad essere condivise.

Raccontaci qualche aneddoto che ti è successo durante i tour con le varie band in cui hai militato. Motori fusi, pedali della frizione del furgone che saltano all'improvviso riparati con nastro isolante e un MI mancante tra le corde della chitarra, diesel al posto della benzina, notti in aereoporto per aver perso il volo causa devasto post concerto, rimborsi mancati, scomodi pavimenti su cui dormire, perdersi nel bel mezzo del nulla senza indicazioni, tormente di neve, testate che saltano e strumenti che non suonano all'improvviso durante il live, fonici inesistenti, polizia che interrompe il concerto... tante situazioni che molti musicisti si ritrovano davanti mentre portano in giro la loro musica nei posti più sperduti. Ho citato solamente situazioni apparentemente spiacevoli di proposito perchè sono quelle in cui la band, oltre al lato musicale, riesce a vivere il tour a pieno e a fissarlo nei ricordi... sempre se non si è bevuto troppo!

Vuoi aggiungere altro? Ti ringrazio, Igor, e grazie ad Hardsounds per lo spazio concessomi. Un saluto ai lettori.

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