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KHAOS DEI: Opus II: Catechism

data

13/12/2016
57


Genere: Black Metal
Etichetta: Osmose Productions
Distro:
Anno: 2016

La vita è piena di sorprese. Chi l'avrebbe mai detto che nel 2016 mi sarei stupito ascoltando un lavoro targato Osmose? Erano ancora nelle orecchie i brani del compatto 'Tell Them Lucifer Was Here', che portò i Khaos Dei all'attenzione dei fan meno pigri del black metal. Si sentiva tutta la loro provenienza francese, ma con quel pizzico di personalità in più che li distanziava dai vari e oramai famosi Deathspell Omega e Aosoth. C'erano dei cori vagamente patriottici, una scelta che unita al cantato marziale rendeva l'insieme decisamente degno di nota. Dopo un anno il trio transalpino torna con un'opera che dura circa quindici minuti in più della precedente, aggiungendo suggestioni e motivi di ulteriore curiosità al proprio sound. Tralasciando il preludio fintissimo e senza alcun significato, sono i tempi più rocciosi e rallentati a colpire l'ascoltatore. Le chitarre sono massicce e corpose, ai limiti del death metal. Solo col susseguirsi delle canzoni si trovano episodi a velocità più sostenuta, ma l'alternanza continua a farla da padrona. Non siamo in quel tipo di disco in cui ci si adagia sul tempo classico, non è né un prodotto paragonabile al ritualismo e alle particolarità dei Peste Noire, ma neanche alla roba più diretta e guerrafondaia, cui potrebbe avvicinarsi a causa dello stile del cantato. Ecco, le voci sono la parte migliore dei Khaos Dei. Il tessuto musicale è questa volta sconnesso, dispersivo e con poco mordente. Soprattutto nei momenti più cadenzati il riffing è debole e senza mordente, cosa che si intuiva già nel disco precedente, ma in modo meno netto. Stavolta però mancano anche delle decise idee nelle sfuriate. Come se ciò non bastasse anche la copertina è inguardabile. Sembra che il gruppo sia allo sbaraglio e senza una direzione vincente, o perlomeno chiara, da seguire. La vita è piena di sorprese perché non mi aspettavo certo che alla Osmose, etichetta storica del metal estremo, facessero uscire lavori così poco pensati, così penalizzati dall'assenza di qualcuno che segua in studio i musicisti. E se questo qualcuno ci è andato davvero è ancora peggio, vuol dire che non ha fatto il suo dovere. Cancellare questa opera numero due e ripartire dall'esordio: questo dovrà essere l'imperativo per il gruppo francese. Dite ai Khaos Dei che se Lucifero torna gli fa un mazzo così per la delusione.

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