THE FACELESS: PLANETARY DUALITY
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17/02/2009Peggio di un seminario di batteria con Mike Portnoy e Tomas Haake questo secondo album degli statunitensi The Faceless, il cui ascolto prolungato, temo, mi procurerà una serie di controindicazioni tra cui incubi in 17/8 e totale repulsione, per almeno un mese, per qualcosa che non sia semplice e in 4/4. E totalmente privo di melodia. Eh si, perchè i nostri, non paghi di mostrare in continuazione i muscoli suonando tempi spastici e assurdi, come si deve a qualsiasi musicista mathcore che si rispetti, infarciscono i complessi riff in controtempo di assoli e fraseggi melodicissimi, ben suonati certo, ma che alla lunga diventano davvero indigesti, oggettivamente. Anche se nell'insieme i nostri sembrano mettercela tutta, presentandosi con una produzione limpidissima e valida, aggressività e melodia al punto giusto, ciò che balza all'orecchio dopo qualche ascolto è che ci sono un sacco di idee purtroppo non sviluppate al meglio, che danno una certa dispersività all'insieme. Quindi un po' di Cynic ai tempi di 'Focus', un po' di Converge e Job For a Cowboy, qualche inserimento di voce pulita ogni tanto, come in "Sons Of Belial" e il gioco è fatto. Il problema di fondo di queste uscite, che vanno man mano moltiplicandosi, sta nell'oggettiva pesantezza della proposta, talmente infarcita di elementi tecnico-melodici da risultare indigesta, almeno per chiunque sia rimasto lontano dagli influssi Mtv nella sua adolescenza. Per chi ama tecnica e melodia in salsa -core, qui c'è pane per i suoi denti.
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