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DEICIDE

In una fredda ed umida Domenica di Gennaio, fa tappa a Milano il carrozzone del Winterfest 2009, mini festival itinerante capitanato dai Deicide di mr. Evil himself, Glen Benton. A sorpresa l’orario fissato per l’inizio delle esibizioni muta, passando da dopo le ore 18, come annunciato, a ben prima delle 17, e per questo, scusatemi davvero cari lettori, non ho potuto assistere allo show dei The Amenta, arrivando poco prima dell’inizio dell’esibizione degli Order Of Ennead, guidati dallo scarsocrinito cantante/chitarrista Kevin Quirion e supportati dal drummer degli headliner Steve Asheim. Il pubblico già presente è davvero poco, ma chi è già qui non si fa affatto pregare per dimostrare apprezzamenti alla band floridiana, lasciandosi trascinare dal death n’ black proposto dal quartetto e fregandosene altamente dei suoni non proprio ottimali e di una presenza onstage della band decisamente poco coinvolgente. Comunque, a dispetto del gradimento ottenuto, la mia impressione è che, pur non essendo per nulla brutti o fatti male i pezzi proposti, ciò che manca alla band per poter compiere il salto di livello, anche alla luce di quanto proposto questo pomeriggio soprattutto dal punto di vista live, altro non è che l’elemento fondamentale per sfondare, AKA la personalità. Altro rapido cambio di palco ed ecco arrivare sulle assi del Rolling Stone la nuova creatura di Legion ed Emil Dragutinovic, rispettivamente ex frontman ed ex drummer dei grandissimi Marduk, ovvero i Devian. La band è vitale, attiva e coinvolgente, con il singer, carismatico e magnetico, sugli scudi continuamente impegnato a vivacizzare il pubblico. Buona la resa sonora così come l’esibizione, per un concerto divertente che riscatta in parte il non proprio brillante debut della band, ‘Ninewinged Serpent’. I Vader non sono certo una delle bands di punta del genere, ma c’è da dire che sono davvero degli abili mestieranti, ed in quanto tali, non lasciano mai il pubblico (comunque ancora poco numeroso) deluso dopo una loro esibizione. Supportati al meglio dai migliori suoni uditi nell’intera serata, Piotr Wiwczarek e turnisti vari (tra i quali spicca l’ottimo Waclaw Kieltyka dei Decapitated) hanno offerto una prestazione energica e convincente, dura e violenta, coinvolgente e divertente, pescando pezzi da quasi tutta l’immensa discografia della band. Decisamente un bel set, che lascia un sorriso sulla bocca di tutti i presenti. Penultimo cambio di palco per l’esibizione dei Samael. Gli svizzeri si presentano sul palco accompagnati da efficaci giochi di luce, ma subito dopo il via, buona parte del pubblico, decisamente di estrazione death, dimostra di non apprezzare molto il sound elettronico e rarefatto della band elvetica, e molti decidono che è giunta ormai l’ora per prendere d’assalto la sala fumatori posta al secondo piano del Rolling Stone. Buona comunque l’esibizione di Vorph (davvero strano vederlo biondo platinato!) e compagni, che, lasciando in secondo piano l’ultimo album ‘Solar Soul’ (il prossimo CD è in uscita a Marzo), si sono giocati l’esibizione sull’onda dei vecchi pezzi ("Black Trip", opener a sorpresa, doveva fare sorgere il dubbio nei presenti). Davvero un buon concerto, goduto davvero molto dai pochi che hanno prestato attenzione al set; peccato solo che l’occasione non fosse quella giusta per poter apprezzare i Samael in tutta la loro eleganza e maestosità. È giunto infine il turno degli headliner di giornata, i blasfemi Deicide ed un raffreddatissimo e febbricitante Glen Benton si presenta sul palco accompagnato dalle note di "Deicide", che viene presentata in medley con "Dead By Dawn" ed "Once Upon The Cross". Ralph Santolla e Jack Owen stasera sono in stato di grazia (sonora ovviamente, perché dal punto di vista della fisicità sono disastrosi), e suonano davvero alla grande, ed anche il terrificante frontman, pur influenzato, se la gioca da paura, forte anche di una presenza scenica capace di incutere timore a prescindere. Senza fare un noioso track-by-track, la scaletta dell’esibizione pesca principalmente dagli albums più vecchi (e sicuramente più apprezzati) della discografia dei Deicide, con solamente il trittico "Stench Of Redemption", "Death To Jesus" e "Desecration", eseguite in fila, ed "Homage For Satan", a testimoniare cosa sia l’ultimo album, e con la sola title track presa da ‘Scars Of The Crucifix’. Il pogo è davvero imponente e violento, e per i fans più moderati è d’obbligo rimanere a bordo pista onde evitare rischi fisici. Dopo circa novanta minuti, minuto più minuto meno, di inferno sonoro, ad appena le 22.30, il concerto si chiude sulle note di "Sacrificial Suicide", con tutti i membri della band che prima di lasciare il palco ai tecnici, passano a battere il cinque ai fans nelle prime file. Prima di chiudere lasciatemi fare una considerazione: valutando che l’evento si è svolto di Domenica, e che fino alle 20 il pubblico è stato decisamente latitante, non oso pensare cosa sarebbe successo se il concerto si fosse tenuto in settimana… basta con i concerti che iniziano alle 17.00!!!

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