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GIOVANNI ROSSI: Genio e follia di Mike Patton

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Lo stakanovista del music business incapace di fermarsi per un solo attimo. La multinazionale del rock e non solo. L'imprenditore, l'animale da palco, il mistificatore di interviste, maniaco della preparazione e maestro dell'improvvisazione, l'esatto contrario di una rockstar, e ciononostante riempiva le arene con i Faith No More e si divertiva a sfottere coloro che si sentivano tali (Guns N Roses e Red Hot Chilli Peppers), e anche colui che ha rifiutato contratti milionari per cantare con band mainstream con milioni di fan in tutto il mondo. Meticoloso al limite della perfezione in ogni progetto in cui si tuffava, lo dimostra la scelta dei collaboratori con cui ha dato vita alle sue diverse messe in opera. Innamorato del caffè, dell'Italia e della nostra lingua, lo si poteva incontrare in un pub di Bologna a bere vino con amici e scambiare quattro chiacchiere con i fan (ex moglie italiana, come il progetto Mondo Cane che replica le produzioni dei cantautori pop italiani anni 50/60), le liti furibonde con Diamanda Galas, le passioni giovanili che sfogava nei dissonanti e dissacranti Mr. Bungle che sono stati la rampa di lancio verso il successo planetario conquistato con i Faith No More e le vicissitudini di questi ultimi con i diversi cambi di chitarrista. Lo strenuo difensore della propria privacy infatuato col mondo del porno estremo e ossessionato dalla merda; fedele amico di ventura dello sperimentatore John Zorn, l'estremista incallito che si sfogava con i progetti Dead Cross e Fantomas, il produttore di colonne sonore e musiche per videogiochi, il rapper, l'amante del lounge e del trip hop sciorinato con i Lovage ed i Peeping Tom, persino l'alternativo con i Tomahawk.  Giovanni Rossi, autore della biografia di Patton, per chi scrive è un riferimento stilistico; ho amato ‘Industrial Revolution’ per il suo rendere scorrevole, piacevole e mai ripetitivo lo scandagliare delle diverse sfaccettature di ogni singola band presa in considerazione (si parlava di band disturbanti); anche per questa opera mastodontica (oltre 500 pagine), lo stile resta lo stesso; nello specifico, personalmente avrei fatto volentieri a meno delle impressioni relative ai brani presi singolarmente. Mi è particolarmente piaciuto il seguente passaggio del libro che definisce la personalità di Mike Patton: non c’è nulla di più difficile che prevedere cosa l’artista si riserva per il futuro visto che non è solito chiudere nessuna porta, e si lancia senza remore su ogni idea che gli balena nel cervello perché per lui la musica è ragione di vita. Caldamente consigliato.

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