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IVANHOE: Systematrix

data

09/06/2013
55


Genere: Prog Metal
Etichetta: Massacre Records
Distro:
Anno: 2013

La Germania non è conosciuta per essere una fucina di band prog metal, tuttavia dobbiamo dare atto a questi Ivanhoe di essersi sempre distinti per bei lavori e per essere riusciti a superare la sfortuna e i cambi di line up cruciali. Innanzitutto quello che ha portato l'ex singer a fondare i Symphorce e a unirsi ai Brainstorm. Il power metal qui fa un po' la figura del bastardo. Lo stop nel 1997 non diminuisce il valore degli album partoriti fino ad allora, tanto che dalla reunion nel 2005 ad ora quelli sono rimasti ineguagliati. Semmai, in 'Systematrix', già dal titolo, vediamo affacciarsi spunti moderni e clangori metallico/futuristici. L'incipit non fa gridare al miracolo, quanti brani abbiamo sentito iniziare con riff compresso e poi ritmo irregolare a seguito? Una caterva. In verità non lo fanno nemmeno i successivi, ma facciamo un salto indietro. Servono tanti ascolti, la complessità è evidente, lo è anche il fatto che gli Ivanhoe scardinano la triste equazione che per molti è valida, cioè che tutti i dischi prog metal devono essere copie di quelli dei Dream Theater. Semmai, qui spesso sentiamo che la voce particolare di Misha può avvicinarsi a quella di Tobias Sammet con molta più oscurità (in alcuni passaggi lo stile però è simile a Geoff Tate) e -nonostante non sia energica- si amalgama bene con gli altri strumenti. Quello che possiamo sottolineare è ribadire come la natura di nicchia del disco faccia sì che sia diretto ad un target molto ristretto. Sinceramente, non pensiamo che ci si possa appassionare ad una band che in questo momento afferma di essere progressiva e invece non riesce pienamente a sviluppare le proprie capacità. Saranno anche canzoni tutte diverse tra loro, ma al loro interno si trovano pochi guizzi, tanto da spingere l'ascoltatore a soprassedere. Poca sostanza: "Walldancer" e "Broker Lingua Nera" lasciano uscire fuori dell'estro, la ballata "Madhouse" invece è tutta atmosfera, quella che manca nel resto dell'album. I fan del genere spulceranno per bene gli stacchi e i riff diversi e aggrovigliati (mai fluidi), gli altri possono sentire come suonavano gli Ivanhoe negli anni d'oro con il rifacimento di "Symbols Of Time" presente nella edizione digipack.

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