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VOODOO HILL: WILD SEED OF MOTHER EARTH

data

23/06/2004
77


Genere: Hard Rock
Etichetta: Frontiers
Anno: 2004

Secondo capitolo per i Voodoo Hill, unione talentuosa formata da Dario Mollo e Glenn Hughes, e conferma di quanto di buono s'era già intravisto nell'omonimo esordio. Sempre forte di un contratto Frontiers, Dario prende il tempo necessario per comporre e presentare il nuovo materiale(tra il primo e questo nuovo disco s'intromette l'altro suo ambizioso progetto, The Cage, già al secondo disco con altro singer d'eccezione, l'ex Sabbath Tony Martin): ben quattro anni. Attesa che ha portato ottimi risultati stando a quanto questo "Wild Seed Of Mother Earth" riesce ad offrire. Ovviamente, la direzione stilistica non cambia, cioè un hard rock vecchio stampo con qualche incursione nell'attualità ed una dose importante di sonorità "oscura" che spesso e volentieri cambia o imposta l'atmosfera generale creata dalla singola canzone, e strettamente basato sul riffing della chitarra e la sempre straordinaria voce di mr. Hughes, a volte anche caustica e quasi "strillata". Un disco sanguingno e melodico allo stesso modo, con brani tirati e per certi versi pesanti con Dario che probabilmente tira fuori uno dei riff più metal-oriented della sua carriera - portentosa in tal caso "Dying To Live", - o come la turbo rock-song "Still Evergreen", dinamica e scatena a tutto spiano, mentre altri più ordinari ed di facile presa fin dal primo ascolto ("My Eyes Dont't See It"). Larga parte del materiale, quindi, è di gran livello, ma non l'intero disco segue questa scia qualitativa. Difatti, la seconda parte del CD presenta alcune song non all'altezza delle altre, scontate nel loro incedere e poco interessanti in fatto di orecchiabilità("Soul Protector" o "Can't Stop Falling", quest'ultima la song meno riuscita del lotto). Resta il fatto di trovarsi al cospetto di un signor disco, prodotto e suonato professionalmente ed appassionato quanto basta tanto da poter attirare una folta schiera di ascoltatori, dai rocker attempati con la trippa, alle nuove generazioni più vicine al moderno, ai melodic-rocker più attenti ed esigenti. Peccato per quei cali di tensione nel finale che, comunque, non pregiudicano il valore complessivo del disco.

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