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VISION DIVINE: THE PERFECT MACHINE

data

22/12/2005
76


Genere: Power/Prog Metal
Etichetta: Scarlet
Anno: 2005

Dalla mente del mastermind Olaf Thorsen prende vita un nuovo interessante episodio dei nostrani Vision Divine, che da un semplice “side-project” si sono ormai completamente evoluti in una vera e propria band. Dopo averci svelato, con il meraviglioso “Stream Of Counsciousness”, i più oscuri sentimenti dell'uomo adesso dalla mente di Olaf prende vita “The Perfect Machine” che ci trasporta in un mondo futuristico, nel 2043, dove il biologo Arnaldo Mattei riuscirà a decifrare completamente il codice del nostro DNA e a comprendere perchè le nostre cellule smettano di riprodursi e poi muoiano. Dopo questa scoperta Mattei potrà intervenire sui nostri geni curando tutte le malattie e facendo in modo che le cellule non smettano mai di riprodursi rendendo l'uomo immortale, creando la macchina perfetta e salvando così la vita del figlio gravamente malato. Con questo concept i nostri ci mostrano le possibili conseguenze che si pagano con un lusso come l'immortalità; la gente smetterà di credere nell'amore, cesserà di procreare e di combattare per i propri diritti abbandonandosi ad un destino che non potrà fermarli come nemmeno Dio che, dopo averli abbandonati, farà chiudere le porte del paradiso per poi tornare a manifestarsi quattromila anni dopo con la nascita di un nuovo bambino, quando il pentimento dell'uomo sarà compiuto. Uno scenario articolato e profondo che viene magistralmente interpretato dai Vision Divine che abbandonano le sonorità più calde e melodiche dell'album precedente prendendo un taglio più spigoloso ed aggressivo, decisamente più incline al concept. Da registrare, mio malgrado, l'abbandono dietro alle pelli di Matteo Amoroso a scapito del guest Danil Morini, ex-drummer dei Mr. Pig del singer Luppi, che ha svolto le parti di batteria realizzando un ottimo lavoro. Sempre in bella evidenza il singer Michele Luppi che ha interpretato tutti i brani al meglio di se riservando ad ognuno di essi il giusto timbro, l'unica critica che mi sento di riservare riguardo alle linee vocali è di un uso esagerato delle backing vocals in alcuni episodi. Parlando delle canzoni (vi ho sentito, avete detto "era ora") la titletrack e la massiccia "God Is Dead" faranno la felicità degli amanti delle ritmiche infuocate a doppia cassa, in particolar modo nella seconda citata dove il riffing si fa particolarmente pesante e viene sapientamente accompagnato dalla tastiera di Oleg Smirnoff. Chi invece predilige il sound della band "alla vecchia", quindi un power metal con un orecchio attento verso le linee più melodiche, potrà gustarsi "The Ancestor's Blood" e il mid tempo di "Land Of Fear" entrambe costruite su solidi ed efficaci refrain. Il momento romantico di "Here In 6048" vede come primi protagonisti la voce di Luppi e il caldo pianoforte di Smirnoff per poi lasciare la scena ad uno strumentale che apre la strada verso la tirata "The River". L'unico brano capace di farmi storcere un pò il naso è la conclusiva "Now That You're Gone" che, basandosi su di un songwriting piuttosto complesso, non è in grado di arrivare al punto lasciando però in bella mostra l'ultimo scambio di virtuosismi tra le chitarre. Ora che "The Perfect Machine" è sceso sulla piazza ho un idea chiara sul futuro di questa band che, dopo due prodotti del genere, non può che essere roseo. Con una line-up finalmente stabile (o quasi) il nostro combo ha saputo nuovamente deliziarci con un nuovo album più articolato rispetto ai precedenti ma dal grande e significativo concetto. Un disco reso grande dalle grandi qualità di una band che riesce, ora più che mai, ad esprimersi al meglio.

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